Viaggio in Tanzania
Viaggio in Tanzania

Viaggio in Tanzania

Dal 1 al 15 luglio con un gruppo di 5 ragazzi, Michael Ciavarella, Fernando Lucente, Michele Montedoro, Francesco Selvaggio e Luciano Ungaro,  siamo stati in Tanzania per una esperienza missionaria nella missione di Migoli, un villaggio della diocesi di Iringa. La missione di Migoli, fondata diversi anni fa da d. Salvatore Ricceri della diocesi di Catania, attualmente è una parrocchia affidata alle cure di P. Simon Luhwago. Tranne Michael, che era già stato due anni fa in Benin, tutti i ragazzi erano alla loro prima esperienza in Africa e Francesco, 16 anni non ancora compiuti, è il ragazzo più giovane ad aver partecipato a queste esperienze missionarie. Al nostro gruppo si sono uniti anche due seminaristi e una ragazza della diocesi di Concordia-Pordenone: Mirco Fava, Gianfranco Bielo e Linda Bortolini.
Nostra guida, in tutti i sensi, durante questi 15 giorni è stato il caro amico Alex Zappalà già segretario nazionale di Missio Giovani e attuale direttore dell’Ufficio Missionario della diocesi di Concordia-Pordenone. Grazie alle sue straordinarie capacità organizzative il nostro viaggio non ha conosciuto intoppi e tutto è andato sempre per il meglio. Ma sono state soprattutto le sue spiegazioni sulle realtà che stavamo conoscendo e le sue riflessioni che hanno fatto la differenza offrendo a tutti noi tantissimi spunti per per riflettere su quanto stavamo sperimentando e conoscendo, sulla nostra vita e le realtà che viviamo quotidianamente.
Appena arrivati a Migoli i ragazzi hanno legato subito con i tanti bambini e immediatamente sono cominciate le partitelle a pallone e giochi di ogni tipo. Un particolare legame si è creato con i bambini dell’orfanotrofio gestito dalle suore. La quotidianità a Migoli è stata vissuta soprattutto in questa tranquilla spontaneità tra incontri, giochi, sorrisi e il semplice stare insieme.
Oltre a Migoli siamo stati anche a Changarawe dove una comunità di suore, tra non poche difficoltà, gestisce un Healt Center e un asilo, abbiamo visitato, al di là del lago Mtera la scuola di Maperamengi e Chapuya, un villaggio molto povero in riva al lago. Abbiamo conosciuto una famiglia Masai, la loro cultura e le loro tradizioni. La partecipazione alla Messa della domenica è stata un’altra esperienza straordinaria di fede, festa e gioia.
Il nostro viaggio è proseguito con la visita al Ruaha National Park e poi con lo spostamento sull’isola di Zanzibar dove siamo stati accolti da P. Anton Kantu. A Zanzibar abbiamo avuto modo di parlare della realtà dello schiavismo e visitare alcuni luoghi storici legati a questa realtà di un passato non troppo lontano.
Un’esperienza straordinaria che i ragazzi vorrebbero già rivivere.
Di seguito alcune loro riflessioni che potrete leggere trovare anche nella pagina Testimonianze.


Ciao, mi chiamo Francesco, e ho 16 anni.
Dopo poco più di un anno che frequento l’Epicentro, ho avuto la fortuna di poter fare la mia prima esperienza in Africa nella missione di Migoli in Tanzania.
Quando sono partito per la missione, sapevo che avrei vissuto un’esperienza forte, ma non avrei mai immaginato che mi avrebbe colpito così nel profondo, che avrebbe inciso così tanto nella mia vita.
La prima cosa che mi ha letteralmente travolto quando sono arrivato è stata l’accoglienza della gente. È un calore vero, spontaneo, che non chiede permessi. Ti accolgono come se fossi sempre stato parte della loro grande famiglia; ed è proprio per questo che se dovessi dare un titolo a questa esperienza si chiamerebbe “UN OSPITE VERO” perché a parer mio questo che per loro è un rito, in Italia non esiste. Infatti, quando viaggiamo e andiamo di luogo in luogo, siamo trattati sempre come numeri, come persone da cui guadagnare e da sfruttare, mentre qui, in questa terra ci hanno dato un valore ovunque noi siamo andati, anche nel villaggio più povero, siamo stati accolti  come persone che hanno un valore, come persone che non conta cosa fanno nella vita, ma che valgono per quello che sono.
Qui mi sono sentito veramente accolto, mi sono sentito importante anche se all’ inizio può fare un po’ strano avere gli occhi di tutti addosso, ma con il passare del tempo e un po’ di abitudine capisci il vero valore che la gente ti dà.
Un altra cosa che mi ha segnato molto durante questi giorni, è la gioia dei bambini che, anche se non hanno tutti i comfort che abbiamo noi sono davvero gioiosi, basta dargli un pallone e loro iniziano a giocare come se fossero le persone più felici su questo pianeta a differenza nostra, che nonostante abbiamo molto di più rispetto a loro sembra sempre che ci manchi qualcosa.
È inspiegabile l’ emozione che ho provato nel vedere il villaggio di Migoli, gli abitanti e soprattutto i bambini e di certo non bastano solo queste parole per descrivere le emozioni e le ricchissime esperienze vissute ma spero di aver lasciato a tutta quella gente almeno un minimo rispetto a quanto loro hanno dato a me.
Tutto questo non sarebbe stato lo stesso senza una presenza fondamentale. Voglio fare un ringraziamento speciale ad Alex, la nostra guida per aver reso questo viaggio non solo emozionante, ma davvero indimenticabile. Con la sua sensibilità, la sua pazienza e il suo profondo amore per questa terra, ci ha guidato oltre le apparenze. Grazie a lui siamo riusciti a scoprire dettagli, storie e luoghi che, da soli, non avremmo mai potuto comprendere o scovare. È stato il nostro ponte con questo mondo meraviglioso.

Francesco Selvaggio


Nel periodo di Natale del 2024 ho avuto l’opportunità di fare una delle esperienze più belle della mia vita andando nella missione di Cotiakou in Benini. Dopo 2 anni sono tornato in Africa ma questa volta in Tanzania. Ovviamente mi ero fatto un’idea di come poteva essere questo posto, però ovviamente mi ero fatto un’idea sbagliata. Facendo molti confronti tra i due viaggi ho capito quanto è prezioso l’amore per la vita e in particolare la parola amore che in Swahili si dice “PENDA”.
L’amore non è un sentimento passeggero o un’emozione che cambia con il tempo, ma una forza capace di dare senso alle nostre azioni, di renderci più autentici e di aiutarci a riconoscere ciò che è davvero bene per noi e per gli altri. Ho capito che l’amore ci aiuta a fare scelte giuste, quelle scelte vere che portano sulla strada giusta.
Spesso pensiamo che amare sia semplice… Amare qualcuno può nascere spontaneamente, ma il vero amore richiede impegno, fedeltà e capacità di donarsi. Ancora più difficile, però, è lasciarsi amare. Accogliere l’amore significa riconoscere di avere bisogno degli altri, accettare la propria fragilità e fidarsi. Lasciarsi amare non è un segno di debolezza è un atto di coraggio e di umiltà.
Da qui nasce una domanda importante: sentiamo davvero l’amore agire nella nostra vita? A volte siamo così impegnati da non accorgerci delle tante forme con cui l’amore si manifesta: l’affetto della famiglia, l’amicizia sincera, una parola di incoraggiamento, un gesto di perdono, la presenza di chi ci sostiene nei momenti difficili. L’amore spesso non fa rumore, ma lascia tracce profonde. Le domande che nascono in questa esperienza così profonda non sono domande a cui rispondere in fretta. Sono domande da abitare, da portare dentro di sé, lasciando che accompagnino il nostro cammino. Ogni esperienza, ogni incontro e ogni scelta possono offrire una risposta nuova. Riflettere sull’amore significa riflettere sulla nostra identità, sulle relazioni che costruiamo e sul tipo di persone che desideriamo diventare.
L’amore è ciò che rende preziosa la nostra esistenza. Ci insegna a guardare oltre noi stessi, a custodire i nostri sogni e a vivere ogni istante con intensità. Non conta tanto la quantità di tempo che ci è data, ma la qualità con cui scegliamo di riempirlo. È il come che fa la differenza come amiamo, come ascoltiamo, come speriamo, come doniamo noi stessi. Ed è proprio questo “come” a dare valore alla nostra vita.
Voglio ringraziare don Nico perché ci offre l’opportunità di vivere queste esperienze che lasceranno un segno profondo e indelebile nella mia vita. Voglio anche ringraziare Alex che ci ha accompagnato per tutto il viaggio, insegnandoci molte cose del posto e facendoci riflettere su molti argomenti. Un grazie va anche ai miei amici che mi hanno accompagnato in questo viaggio e che mi hanno aiutato a viverlo al meglio.

Michael Ciavarella


Ciao, mi chiamo Luciano e ho quasi 17 anni. Questa è stata la mia prima esperienza in Africa. Già da quando mi era stata proposta l’idea di intraprendere questa avventura in Tanzania non ci ho pensato due volte ad accettare. Ho passato molti pomeriggi a pensare su come potesse essere il territorio africano e non vedevo l’ora di andarci. Ora che il viaggio è concluso posso dire che le aspettative che avevo sono state pienamente rispettate. Una delle tante cose che mi ha colpito molto è stata la sensazione di essere come a casa. Su ciò ero molto titubante prima di partite dato che spesso mi capita, durante i viaggi, di avere nostalgia di casa, ma nonostante questo sia stato il viaggio più lungo e geograficamente il più lontano che abbia mai fatto, non ho sentito nemmeno un attimo questa sensazione nostalgica. Stare nel villaggio di Migoli senza alcun dubbio è stata per me una tra le esperienze più belle della mia vita. Non ho mai vissuto emozioni così forti come in quella settimana. Un grande merito va alla nostra guida Alex Zappalà, che grazie alle sue forti parole ci ha lasciato segni indelebili interiori che mi accompagneranno per tutta la vita. Infine vorrei dire grazie a tutte le persone del posto dato che mi hanno fatto riflettere molto sul significato di vivere in maniera ricca. Qui in occidente si vede la ricchezza da un punto di vista materiale, mentre lì la vera ricchezza è lo stare insieme, fare festa, ma non una festa come la conosciamo noi, ma una VERA festa, dove il festeggiato è il “Penda”, ovvero l’amore.

Luciano Ungaro


Ormai sono diversi anni che frequento l’Epicentro, quindi mi è capitato spesso di sentir parlare di questo “viaggio in Africa”. La cosa mi ha sempre incuriosito, quindi quando finalmente è arrivato anche il mio turno di fare questo viaggio, non mi sono tirato indietro! Ho cercato di anticiparmi il meno possibile delle cose che avremmo fatto una volta in Tanzania, volevo che questo viaggio fosse una sorpresa, come quando da bambino non vedevi l’ora di aprire i regali di Natale. Questo viaggio, penso sia stato il regalo più bello che la vita mi abbia fatto. Durante i 15 giorni che ho trascorso in Tanzania, sono riuscito a provare una sensazione di gioia e spensieratezza che non riuscivo più a provare da tanto tempo: i sorrisi di quella gente, di quei bambini che non hanno NULLA ma comunque sorridono e ti accolgono come se ti conoscessero da una vita, come se fossi loro fratello da SEMPRE. Ho capito cosa significa DAVVERO stare insieme, in quei momenti di silenzio dove senza parlare, ma con uno sguardo, un gioco o una carezza riuscivi a dire e soprattutto ascoltare più di mille parole. Ho scoperto quanto sia importante amare, “penda”, e per quanto a volte sia difficile, bisogna sempre lottare per chi si ama, anche se ci sembra che il nostro amore non venga ricambiato. Da quando sono tornato non faccio che ripetermi che i soldi sono una cosa per poveri, la vera ricchezza non è quella di chi possiede tante cose, quella è una ricchezza che non vale NIENTE! La vera ricchezza è nella gioia, nella semplicità, in quello stare insieme, nell’amore che ogni giorno diamo e riceviamo. Ora penso a chi leggerà la mia testimonianza… Non dico che non mi capirete, ma posso assicuravi che se non fate un esperienza come quella che ho fatto io, non potrete mai rendervi conto di ciò di cui vi sto parlando. Anche io ho sentito tante volte parlare di queste cose, ma vederlo con i miei occhi ha cambiato completamente il mio modo di vedere i miei problemi, le mie relazioni con amici e famigliari, ma soprattutto, ha cambiato il mio modo di vedere la vita. Io in Tanzania, ma in particolare a Migoli, ci ho lasciato davvero una parte di me, ma quello che la gente di quel piccolo villaggio ha lasciato a me, non è nemmeno una briciola in confronto a ciò che io ho potuto lasciare loro. Concludo, con le lacrime agli occhi, ripensando con nostalgia a quei giorni ormai passati, ma che porterò sempre con me, ringraziando tutti. Ringrazio Alex, la nostra “guida”, ma più che una guida è stato un amico che ci ha accompagnato in questo stupenda esperienza. Ringrazio anche i miei amici, quelli che mi hanno accompagnato e anche quelli che, anche se eravamo lontani, mi hanno pensato. E per ultimo, ma non per importanza, ringrazio Don Nico: senza di lui sicuramente non avrei fatto né questa esperienza né tante altre che ho potuto fare, ma detto sinceramente, non so nemmeno dove potrei essere adesso se non lo avessi conosciuto, ti voglio bene Nico, grazie di tutto.

Michele Montedoro

Condividi