Archivio di missione

Una visita ai Missionari Comboniani

Si sa: il covid-19 ha fatto saltare il nostro viaggio previsto per la scorsa Pasqua nella missione di Cotiakou. Ma non ha cancellato il nostro desiderio di vivere, non appena sarà possibile, questa esperienza. Così, per vivere bene questa attesa, con i giovani che dovevano partire, ci siamo recati a Cavallino presso i Missionari Comboniani. Lì abbiamo incontrato P. Gianni Capaccioni che, 24 anni fa, insieme a d. Amedeo Cristino, diede inizio alla nostra missione in Benin. Con lui e due seminaristi africani abbiamo avuto un incontro durante il quale abbiamo condiviso le nostre esperienze e parlato della missione. Abbiamo avuto modo di conoscere anche gli altri padri della comunità, di fare qualche bagno nello splendido mare di quelle zone e, come sempre, di fare una visita alla tomba di d. Tonino Bello.

Lettera di Mauro da Cotiakou

Cotiakou, 18/03/2020

 

Care amici e care amiche, buongiorno o, come direi se incontrassi qualcuno qui a Cotiakou, Nayesù-na!

Ai tempi del covid-19 la domanda non è retorica o scontata: come state? Qui in missione, viviamo con un po’ di apprensione il nostro essere lontani da parenti ed amici e vi accompagniamo con la preghiera. È di qualche giorno fa la conferma di un primo e per ora unico caso a Cotonou. Per ora non sembrano esserci contagi nel Paese. Speriamo bene perché qui sarebbe un disastro. Se è difficile in Italia, qui è impossibile arginare un contagio prima che il numero di morti arrivi a far davvero paura.

Da canto nostro stiamo bene nonostante il caldo che ci toglie un po’ di energie e di sonno. Finite le papaye, i manghi sono in fiore e ci è stata regalata già qualche primizia, consumata con grande gioia in questo tempo povero di frutti, come pure è povero di acqua. Nel momento in cui vi scrivo, un vento fresco sta scuotendo le foglie degli alberi nella corte di casa: speriamo sia portatore della prima pioggia dell’anno, che almeno ci liberi dalla polvere ancora tanto presente nell’aria di questo angolo del nord del Benin.

Vi scrivo a metà del mio soggiorno qui a Cotiakou. Ormai ho dimenticato l’ansia che mi ha accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza come pure ho superato l’impaccio dei primi giorni in missione, dove ho vissuto sì per due anni ma ormai cinque anni fa. Forse anche per colpa del delicato momento in Italia, sono già costretto a riflettere sul viaggio di ritorno. Ogni volta che torno, il tempo non è mai sufficiente. E di cose ne sono successe in questo mese.

In parrocchia c’è fermento, come sempre. La bellezza di una chiesa giovane come quella che è in Cotiakou è anche che ogni giorno si incontra l’occasione per riflettere su nuove proposte, aspetti ed iniziative. Difficilmente si avrà la risposta che non lascia scampo: “abbiamo sempre fatto così”. Dopo anni di accompagnamento fatto da missionari e catechisti da Cotiakou villaggio per villaggio, possiamo ora provare a far nascere da ognuna delle dieci comunità che fanno parte della parrocchia degli animatori. Nel mese di marzo si sono svolte le prime due sessioni di formazione e, inaspettatamente, tutte le comunità hanno inviato tre persone da loro individuate come referenti. Ad essere onesti, tutte tranne Nowererè ma ci stiamo lavorando. Seppure nella difficoltà di dover stare due giorni fuori casa, sono arrivate anche delle donne. È tutto lavoro dello Spirito Santo. La mia preghiera è di essere abbastanza testimone gioioso e credibile della mia fede.

Questo è stato anche tempo di incontri.

Innanzitutto ho rincontrato la nostra scuola con il collegio delle bambine. Da quando è stato inaugurato ha sempre registrato il tutto esaurito ed anche per questo anno scolastico 60 bimbe vengono accudite grazie al sostegno della missione.

Ho rincontrato Jules. Nel 2015, quando ottenne al primo tentativo e con pieno merito il suo BEPC (grosso modo un diploma per il nostro biennio), mi ha accompagnato in un viaggio al sud del Paese. Ha continuato i suoi studi e da settembre è postulante al Fatebenefratelli di Tanguieta. L’ho incontrato di domenica, durante il ritiro spirituale della sua comunità. L’ho sottratto alla preghiera ma solo per un abbraccio. In quei giorni ancora si poteva. Dalla settimana dopo la Conferenza Episcopale Beninese ha deciso di sospendere il segno di pace durante le celebrazioni come misura preventiva. Anche qui c’è la distanza di sicurezza di un metro.

È stato bello rivedere Célestin, all’epoca maestro ed ora direttore di una scuola primaria. Anche sua moglie ha terminato la scuola di abilitazione all’insegnamento ed ora è una maestra. Quando, qualche anno fa, ci sono stati problemi di salute nella sua famiglia e lui non ce la faceva da solo, è bastato il piccolo aiuto di una mia cara amica dall’Italia per fargli superare il momento difficile. Il poco che possiamo fare, a volte, è sufficiente per dare la svolta nella vita di qualcun altro.

Proprio ieri è rimasto a pranzo con noi Mathieu, il direttore del collegio di Cotiakou. È una persona che stimo molto per il suo lavoro con gli studenti. La scuola è praticamente nata e resiste in gran parte grazie al suo impegno, speso villaggio per villaggio, famiglia per famiglia. In pochi anni gli iscritti alla classe sesta (più o meno la nostra prima media) sono passati da 18 a circa 100 ed in totale oggi ci sono oltre 300 ragazzi e ragazze di Cotiakou e dintorni che studiano per avere la possibilità di un futuro diverso da quello garantito dalla sola zappa. Mathieu ci ha raccontato una storia triste: non arrivano più studenti dal villaggio di Manougou, vicino ma non troppo. Purtroppo un camion ha investito una studentessa mentre arrivava a scuola e quindi nessuno si arrischia più ad inviare i propri figli. Tra gli studenti del CEG infatti molti sono pendolari a piedi. Anche 7-8 km per arrivare a scuola ed altrettanti per rientrare a casa la sera. Almeno qui non devono scioperare per i termosifoni spenti.

Molti dei ragazzi del villaggio sono ormai partiti per continuare gli studi o cercare di mettersi alle spalle la povertà di Cotiakou. Alcuni tra loro hanno fatto la scelta di diventare infermieri. In Burkina Faso – siamo a 70 km dal confine – c’è un ottimo centro di formazione infermieristica. Naturalmente è privato e non proprio a buon mercato. Il pubblico non ce la fa proprio da queste parti e l’istruzione non è certo tra le priorità date dal Fondo Monetario Internazionale. Allora come Chiesa, si cerca di sostenere nei propri sogni gli amici di cammino.

Insieme con don Amedeo e don Francis, questo è anche per noi tempo di sognare a partire dalla realtà che ogni giorno incontriamo sulle strade polverose, tra le abitazioni del villaggio, negli occhi dei nostri vicini di casa.

Il sogno più grande è quello di uno studentato per gli alunni del collegio. Una struttura che possa ospitare i tanti pendolari ma soprattutto i ragazzi che vivono nei villaggi più lontani dalla scuola e che sono quindi impossibilitati a frequentarla.

Di pari passo sentiamo forte il bisogno di proteggere e valorizzare la cultura del popolo waama con la creazione di un centro culturale. La missione non può e non deve essere un’ulteriore forma di colonizzazione. C’è tanto di buono che potrebbe servire anche a noi. Il valore dell’anziano, dell’accoglienza e la centralità della vita spirituale sono cose che gli amici di Cotiakou possono spiegarci con la loro vita e la loro tradizione.

Tanti altri sogni arriveranno continuando a camminare in questa terra e voglio concludere con il ringraziamento a chi vuole condividere e a chi ha già condiviso le strade della missione, in varie forme. Non per forza si deve arrivare qui per accompagnare questa storia.

Vi abbraccio tutti e ciascuno in modo particolare. Ci vediamo in Italia.

Mauro

Per scaricare in formato pdf la lettera di Mauro cliccare cliccare QUI

Bentornato don Angelo!

Lo scorso 18 dicembre, dopo quasi otto anni, don Angelo Valente ha lasciato la Missione di Cotiakou per far rientro in diocesi. Questa sera nella parrocchia S. Maria della Strada di Torremaggiore il nostro vescovo ha presieduto la celebrazione della Messa per ringraziare il Signore per tutti questi anni che d. Angelo ha donato alla missione. Dell’Epicentro Giovanile erano presenti Rino La Sala, Fabio Di Costanzo, Giuseppe Visconti e ovviamente Mauro Camillo. Al termine della celebrazione d. Angelo ha tenuto un commosso discorso di ringraziamento nel quale ha ricordato anche la presenza nella missione di Cotiakou dei giovani dell’Epicentro ed in particolare quella di Mauro che ha trascorso lì quasi due anni come missionario laico “fidei donum”. Al termine della celebrazione abbiamo condiviso un piccolo momento di festa. Grazie, d. Angelo, da tutti i ragazzi e le ragazze dell’Epicentro che hai accolto in questi anni aiutandoli a vivere l’esperienza della missione.

Incontro con suor Isleny

Questa sera abbiamo concluso in bellezza l’ottobre missionario straordinario ascoltando, durante la “serata con tè”, la testimonianza di suor Isleny Perez Arango. Suor Isleny è colombiana e appartiene alla congregazione delle Suore Missionarie di Santa Teresa del Bambin Gesù. Don Nico la incontrò per la prima volta nel 1996 a Wansokou quando ebbe inizio la missione diocesana in Benin. Poi suor Isleny ha operato in Kenya ed ora è tornata in Benin, ad Abitanga, dove gestisce insieme ad altre consorelle un centro medico. Giovanni Stilla ultimamente  ha prestato il suo servizio proprio ad Abitanga e, negli anni passati, anche in Kenya. Accompagnata da Raffaele Longo e sua moglie, suor Isleny ha raccontato brevemente, ma in modo molto incisivo, la sua storia, la sua vocazione e la sua missione rispondendo anche alle nostre domande. E quando qualcuno le ha chiesto se aveva nostalgia della sua patria ha risposto che la sua casa è il mondo. Una risposta illuminante in un mondo che sembra alzare sempre di più muri.

Un ottobre davvero straordinario

A Roma per la Messa con il Papa

Ieri sera, con la veglia missionaria in cattedrale, si è concluso l’ottobre missionario straordinario voluto da Papa Francesco per risvegliare la consapevolezza dell’urgenza della “missio ad gentes”, a cui dare nuovo slancio e contribuire alla trasformazione in senso più missionario della pastorale ordinaria. Noi dell’Epicentro Giovanile siamo stati presenti a tutti gli appuntamenti diocesani programmati dall’Ufficio Missionario e in più ne abbiamo vissuti alcuni alcuni solo nostri.

Veglia a San Nicandro

il 1 ottobre abbiamo partecipato alla veglia di apertura del mese straordinario tenutasi a San Nicandro nella Parrocchia del Carmine.

Incontro con Raffaele Longo

Il 3 ottobre, durante la “serata con tè” abbiamo ascoltato la testimonianza di Alfa Kande che ci ha raccontato il suo viaggio per giungere qui in Italia.

Veglia missionaria a Sternatia

Il 10 ottobre don Nico e Ciro Cassone sono andati a Sternatia (LE) per portare la loro testimonianza durante la veglia diocesana.

Pellegrinaggio Chieuti Serracapriola

Il 13 abbiamo partecipato al pellegrinaggio da Chieuti a Serracapriola “giovani in cammino…” organizzato dall’Ufficio Missionario. Il 17 e il 18 abbiamo ascoltato altre due importanti testimonianze: quella di Raffaele Longo, presidente di “Missione Africa” e quella di Fabio e Giulia, famiglia missionaria in Mozambico.

Incontro con Alfa Kande

Incontro con Fabio e Giulia

Il 20 ottobre l’evento più importante: la partecipazione alla S. Messa presieduta dal Papa in S. Pietro in occasione della Giornata Missionaria Mondiale.

Veglia missionaria

Ieri la partecipazione alla veglia missionaria durante la quale d. Amedeo Cristino ha ricevuto dal nostro vescovo il mandato missionario. Don Amedeo a breve partirà nuovamente per il Benin per sostituire don Angelo Valente nella missione di Cotiakou.
Abbiamo in programma per il 31 un incontro con suor Isleny anche lei missionaria ad Abitanga in Benin.
Un ottobre missionario davvero straordinario per noi!

Giovanni parte per l’Africa

Questa notte il nostro Giovanni Stilla, insieme ad altri volontari, parte alla volta del Benin accompagnato da Raffaele Longo, presidente e fondatore dell’associazione “Missione Africa“. Giovanni presterà il suo servizio ad Abitanga presso il centro medico gestito da Suor Isleny dove si è recato già altre volte negli anni scorsi. Mentre siamo ormai alle soglie dell’ottobre missionario straordinario è bello sapere che un nostro giovane parte per l’Africa segno anche che il seme gettato diversi anni fa, quando Giovanni partì per la prima volta con me alla volta di Wansokou, sta portando i suoi frutti. Tutti noi dell’Epicentro Giovanile accompagniamo Giovanni con il nostro affetto e la nostra preghiera.

Missione di Cotiakou: le testimonianze dei ragazzi

Mi ritrovo dopo alcuni giorni dal rientro dal viaggio nella missione di Cotiakou a scrivere alcune riflessioni. Scrivo con la consapevolezza che le parole non sono sufficienti per spiegare tutto ciò che ho visto e vissuto.
In questa esperienza eravamo in quattro ragazzi: Ciro, Giuseppe, Nicola ed io accompagnati da don Nico che è stato un po’ la nostra guida in questo viaggio spiegandoci tutte le tematiche e le problematiche principali dell’Africa, facendoci capire l’importanza di tante cose che noi spesso diamo per scontate, indicandoci inoltre la strada giusta da intraprendere.
In questi 21 giorni abbiamo condiviso il Santo Natale e l’inizio del nuovo anno insieme alle persone di Cotiakou, ai due missionari don Angelo e don Leonardo e, negli ultimi giorni, insieme anche al vescovo don Gianni e altri sacerdoti.
Questa esperienza vissuta a Cotiakou è stata talmente intensa e forte da rimanere impressa nel mio cuore facendomi capire l’importanza di quei piccoli gesti ai quali, nella mia vita quotidiana a San Severo, non facevo neppure caso. Per esempio la fatica dell’andare a prendere l’acqua ad un pozzo che, la maggior parte delle volte, era parecchio distante mentre a noi basta aprire un rubinetto per avere tutta l’acqua che vogliamo. Sono rimasto colpito dal loro desiderio di ascoltare la Parola di Dio che li rende disponibili a fare chilometri per andare a Messa. Inoltre un’altra cosa che ho apprezzato moltissimo è stata la loro accoglienza molto speciale e calorosa che ci ha fatto sentire sempre in famiglia e mai degli stranieri addirittura donandoci del cibo anche se loro sono molto poveri. Questo mi ha fatto pensare alla nostra difficoltà nel dare accoglienza pur essendo molto più ricchi di loro e al fatto che noi, pur avendo tutto, ci lamentiamo sempre mentre a loro basta poco per sorridere.
Per concludere vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a rendere bellissima questa esperienza che porterò sempre nel cuore. In modo particolare vorrei ringraziare soprattutto Don Angelo e Don Leo, i nostri due missionari di Cotiakou o, per meglio dire, i “sacerdoti del mondo” che spendono la loro vita per potare avanti la “missione per conto di Dio”.

Simone Mitolo

La mia esperienza in Benin , è stata ricca di tantissime emozioni che mi hanno fatto riflettere su molte cose che noi occidentali ormai abbiamo perso. Una di questa è il senso dell’ospitalità. Ci siamo sentiti accolti con tanto calore (nel vero senso della parola) dalla gente del villaggio di Cotiakou. Sono rimasto profondamente colpito dal fatto che, in alcune occasioni, hanno donato delle galline a noi che in fondo non ne avevamo bisogno mentre loro fanno fatica a tirare avanti… Sono gesti che fanno riflettere molto.
Durante la nostra permanenza abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con un gruppo giovani che frequentano la parrocchia e abbiamo potuto constatare che la loro fede, pur essendo una fede giovane, è una fede molto più forte della nostra. Per non parlare della loro giornata tipica… Basti dire che si alzano alle 4.30 del mattino! Detto questo, detto tutto.
Un’altra cosa che abbiamo potuto vedere è quanto bene c’è in tutto il mondo anche se noi non ne siamo a conoscenza, tipo le scuole cattoliche finanziate dall’8 per mille della Chiesa italiana, reparti ospedalieri, dispensari e molte altre realtà delle quali però qui in Italia non ne sentiamo proprio parlare, mentre è molto facile sentir parlare sempre e solo delle cose che non vanno bene. Questa è la cosa che più mi ha colpito, anche perché avevamo ogni giorno davanti un’esempio chiaro di questo bene che sono i due sacerdoti missionari Don Angelo e Don Leonardo che io voglio personalmente ringraziare per averci fatto sentire a casa e anche perché ormai da anni sono in missione per un unico motivo: quello di diffondere la parola di Dio
tra chi non ha la possibilità di conoscerla perché non è nato nella parte “giusta” della terra.
Un ultimo ringraziamento lo vorrei fare a Don Nico e i miei compagni di viaggio per aver reso questa esperienza indelebile e per avermela fatta vivere al meglio.

Ciro Cassone

Questa è stata un’esperienza molto forte e significativa per me. Inizialmente non è stato facile ambientarsi, proprio perché, eravamo in un altro continente con usi e tradizioni ben più diversi dai nostri e oltre a questo un altro fattore che mi ha fatto capire di essere veramente lontano da casa è stata la temperatura in quanto siamo stati accolti da 30° e da più del 90% di umidità, tutto questo durante le festività natalizie che è una cosa molto strana, anzi improbabile che accada da noi. Con il passare del tempo, però, sono riuscito ad ambientarmi, anche se c’erano alcune cose che non riuscivo proprio a capire, ma a tutte le mie perplessità c’era una parola che riusciva a dare una risposta QEA (Questa È l’Africa). Una volta arrivati al villaggio, ho dovuto ricominciare di nuovo a cercare di ambientarmi e la nostalgia di casa, soprattutto durante le feste, di faceva sentire. Nonostante tutto, per fortuna, quando ero a contatto con le persone tutti i miei pensieri svanivano questo grazie alla loro gentilezza. Sono tante le cose che mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere. Anzitutto la fede di queste persone che mi è sembrata autentica, sincera e forte. Ho potuto fare un’esperienza di Chiesa diversa da quella che avevo fatto in precedenza: la semplicità e la bontà del vescovo di Natitingou Antoine, la vita dei missionari, il condividere la vita con diversi sacerdoti e anche con il nostro vescovo mi ha fatto sentire davvero bene. Un’esperienza per me molto significativa è stata quando siamo andati in un villaggio sperduto senza corrente elettrica, senza rete cellulare e, sicuramente, con pochi mezzi per tirare avanti. Nonostante questa evidente povertà alla fine della Messa ci hanno regalato diverse galline. Anche se per noi può sembrare banale, per loro non lo è affatto. Questo avvenimento mi ha fatto capire molte cose tra cui il fatto che noi oramai abbiamo perso quasi del tutto i rapporti reali tra persone. Mi ritengo fortunato ad aver fatto questa esperienza, perché nel nostro mondo stiamo smarrendo i sentimenti e questo viaggio mi ha fatto capire molto e sicuramente, con il passare del tempo, mi renderò ancora di più conto di quanto sia stato importante questa esperienza.

Giuseppe Visconti

Eccomi dopo 3 giorni dal mio rientro a dover mettere nero su bianco ciò che ho vissuto, capito e soprattutto provato nei venti giorni della mia permanenza nella parrocchia di Cotiakou. Ebbene, la prima cosa che mi viene in mente di dover sottolineare è la capacità di accoglienza di don Angelo e don Leonardo, i sacerdoti che si occupano della missione laggiù; sin dal primo momento che siamo entrati in casa ricordo solo momenti di gioia ed apprendimento vissuti assieme.
Stessa capacità di accoglienza è tenuta dalla popolazione del villaggio, e di quelli limitrofi, i quali pur di ringraziarti per quell’ora passata assieme (o per la catechesi o per la Messa) si privano di un potenziale pranzo/ merce scambiabile quali galline o uova. Bello è stato anche vedere che esiste una Chiesa “non convenzionale”, diversa insomma da quella cui siamo abituati. Abbiamo visto una Chiesa che rende possibile l’istruzione e l’entrata diretta nel mondo del lavoro; nonché una Chiesa davvero vicina alle persone, quale quella che si occupa dell’ospedale di Tanguieta e le suore della scuola per sordomuti di Peporiyakou.
Da questa esperienza ho potuto capire bene una cosa: ho compreso il significato della frase “l’essenziale è invisibile agli occhi”, perché è proprio vero che  nella nostra società si è persa l’abitudine di stringere bei rapporti fra persone, che è una delle prime cose che è avvenuta lì a Cotiakou. Riconosco che se non avessi stretto molti rapporti, se non fossi sceso al pozzo o se non avessi cercato di comportarmi come loro in mezzo a loro, ora, qui non saprei cosa scrivere, non avrei argomenti da trattare, perché non li avrei vissuti… Ed invece, proprio vivere questo “essenziale”, mi ha riempito il cuore di gioia e la mente di tanti bei ricordi!

Nicola Cota

Testimonianza a Serracapriola

Questa sera don Nico e i ragazzi che recentemente sono stati nella missione di Cotiakou sono stati invitati dagli amici dell’oratorio ANSPI don Tonino Bello di Serracapriola per raccontare la loro esperienza. Un grazie sincero ai nostri amici per averci invitato, per l’attenzione con cui hanno ascoltato e per l’accoglienza che ci hanno riservato.

Le galline di Kayarika

La comunità cristiana di Kayarika

Ogni viaggio nella nostra missione in Benin ha una sua storia, è sempre una novità, non è mai qualcosa di già vissuto soprattutto quando accompagni quattro ragazzi che per la prima volta vivono questa esperienza. Il 26 dicembre, insieme a d. Angelo, siamo andati per celebrare la Messa a Kayarika, il villaggio più lontano della missione. Non ho idea di quanti chilometri ci siano tra Cotiakou e Kayarika, so che abbiamo impiegato più di un’ora di strada sterrata con tratti estremamente accidentati al punto da costringerci ad avanzare a passo d’uomo. A Kayarika non c’è corrente elettrica, non c’è rete cellulare… Solo capanne, animali e persone. Pochissimi sanno il francese. La comunità cristiana è vivace, entusiasta. Non sanno ancora bene le risposte della Messa ma la loro giovane fede danza, canta e fa parlare il tamburo. Impossibile non lasciarsi coinvolgere. Terminata la Messa e le danze ci siamo avviati verso la macchina per far ritorno a Cotiakou ma prima dei saluti qualcuno, a nome di tutto il villaggio, ci ha regalato due galline. I ragazzi sono rimasti sorpresi da questo gesto e sia durante il viaggio di ritorno, sia in alcuni momenti di verifica del nostro viaggio, sono ritornati su questo episodio che evidentemente li ha un po’ spiazzati e meravigliati. Ma come: loro fanno fatica a vivere e regalano a noi ben due galline? Don Angelo ha spiegato che per loro è importante l’accoglienza, l’ospitalità, la condivisione… I ragazzi continuavano ad essere increduli e meravigliati. Io, da parte mia, pensavo ai porti chiusi, alle nostre nazioni opulente barricate nei propri confini fatti di egoismo, di prima io e poi tu… Pensavo alla storia passata e recente, allo schiavismo, al colonialismo, allo sfruttamento delle ricchezze del continente africano e mi dicevo: “Cosa penserebbero di noi gli abitanti di Kayarika se sapessero che non solo li rifiutiamo ma che continuiamo a sfruttarli e impoverirli?” Guardavo quelle due galline e sentivo tanta amarezza nel cuore, guardavo i miei ragazzi, sorpresi da quella generosità, e continuavo a sperare in un mondo migliore.

Veglia missionaria

Una cattedrale piena come nelle più grandi occasioni, tantissimi giovani molti dei quali seduti anche sui gradini del presbiterio, il vescovo, padre Tillo e Mariella circondati da tanti di noi, gesti semplici e coinvolgenti come quello del balsamo profumato… Questi alcuni degli “ingredienti” che hanno reso straordinariamente bella la veglia missionaria celebrata ieri sera dal titolo “Con Romero… Giovani per il Vangelo”. Padre Tillo, collaboratore di Mons. Romero, e Mariella, volontaria da 35 anni in El Salvador, ci hanno donato la loro testimonianza appassionata e appassionante riuscendo a suscitare nell’assemblea grande partecipazione ed entusiasmo. Una celebrazione gioiosa animata alla grande dai cori delle parrocchie San Bernardino e Maria SS. delle Grazie, segnata dalla spontaneità e dalla partecipazione. A tutti e a noi stessi auguriamo di saper far tesoro di esperienze così belle e di saper portare, come missionari, il profumo del Vangelo per le strade del mondo.