Per stare insieme in un modo diverso

"L’Epicentro per me è stato una vera e propria casa in cui ho stretto le amicizie più importanti e fatto le esperienze più intense della mia vita che hanno contribuito pesantemente alla mia crescita e formazione. Ringrazio Dio con tutto il cuore di avermi presentato l’opportunità di partecipare a questa realtà" (Luigi Nardella)

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  • Dicembre 2018: nella missione di Cotiakou in Benin

    Dicembre 2018: nella missione di Cotiakou in Benin

  • San Nicandro: ventiquattresimo campo scuola

    San Nicandro: ventiquattresimo campo scuola

  • 11 giugno 2017: a Caivano con d. Maurizio Patriciello

    11 giugno 2017: a Caivano con d. Maurizio Patriciello

  • 30 maggio 2017: con Mons. Giovanni Checchinato

    30 maggio 2017: con Mons. Giovanni Checchinato

  • A Caivano con “I Giovani della Speranza”

    A Caivano con “I Giovani della Speranza”

  • 28 maggio 2017: terzo meeting di Missio Giovani Puglia a Molfetta

    28 maggio 2017: terzo meeting di Missio Giovani Puglia a Molfetta

  • 8 maggio 2017: a Scampia con Erri De Luca

    8 maggio 2017: a Scampia con Erri De Luca

  • 9 maggio 2017: incontro con P. Giulio Albanese

    9 maggio 2017: incontro con P. Giulio Albanese

  • 24-25 aprile 2017: pellegrinaggio a piedi

    24-25 aprile 2017: pellegrinaggio a piedi

  • Celebrazione della Messa dell’Ultima Cena

    Celebrazione della Messa dell’Ultima Cena

  • Dicembre 2016: nella missione di Cotiakou in Benin

    Dicembre 2016: nella missione di Cotiakou in Benin

  • 28 gennaio 2017 – 24° anniversario dell’Epicentro Giovanile

    28 gennaio 2017 – 24° anniversario dell’Epicentro Giovanile

  • 16 gennaio 2015 – incontro con don Luigi Ciotti

    16 gennaio 2015 – incontro con don Luigi Ciotti

  • Giugno 2014: animazione dei bambini di Scampia

    Giugno 2014: animazione dei bambini di Scampia

Missione di Cotiakou: le testimonianze dei ragazzi

Mi ritrovo dopo alcuni giorni dal rientro dal viaggio nella missione di Cotiakou a scrivere alcune riflessioni. Scrivo con la consapevolezza che le parole non sono sufficienti per spiegare tutto ciò che ho visto e vissuto.
In questa esperienza eravamo in quattro ragazzi: Ciro, Giuseppe, Nicola ed io accompagnati da don Nico che è stato un po’ la nostra guida in questo viaggio spiegandoci tutte le tematiche e le problematiche principali dell’Africa, facendoci capire l’importanza di tante cose che noi spesso diamo per scontate, indicandoci inoltre la strada giusta da intraprendere.
In questi 21 giorni abbiamo condiviso il Santo Natale e l’inizio del nuovo anno insieme alle persone di Cotiakou, ai due missionari don Angelo e don Leonardo e, negli ultimi giorni, insieme anche al vescovo don Gianni e altri sacerdoti.
Questa esperienza vissuta a Cotiakou è stata talmente intensa e forte da rimanere impressa nel mio cuore facendomi capire l’importanza di quei piccoli gesti ai quali, nella mia vita quotidiana a San Severo, non facevo neppure caso. Per esempio la fatica dell’andare a prendere l’acqua ad un pozzo che, la maggior parte delle volte, era parecchio distante mentre a noi basta aprire un rubinetto per avere tutta l’acqua che vogliamo. Sono rimasto colpito dal loro desiderio di ascoltare la Parola di Dio che li rende disponibili a fare chilometri per andare a Messa. Inoltre un’altra cosa che ho apprezzato moltissimo è stata la loro accoglienza molto speciale e calorosa che ci ha fatto sentire sempre in famiglia e mai degli stranieri addirittura donandoci del cibo anche se loro sono molto poveri. Questo mi ha fatto pensare alla nostra difficoltà nel dare accoglienza pur essendo molto più ricchi di loro e al fatto che noi, pur avendo tutto, ci lamentiamo sempre mentre a loro basta poco per sorridere.
Per concludere vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a rendere bellissima questa esperienza che porterò sempre nel cuore. In modo particolare vorrei ringraziare soprattutto Don Angelo e Don Leo, i nostri due missionari di Cotiakou o, per meglio dire, i “sacerdoti del mondo” che spendono la loro vita per potare avanti la “missione per conto di Dio”.

Simone Mitolo

La mia esperienza in Benin , è stata ricca di tantissime emozioni che mi hanno fatto riflettere su molte cose che noi occidentali ormai abbiamo perso. Una di questa è il senso dell’ospitalità. Ci siamo sentiti accolti con tanto calore (nel vero senso della parola) dalla gente del villaggio di Cotiakou. Sono rimasto profondamente colpito dal fatto che, in alcune occasioni, hanno donato delle galline a noi che in fondo non ne avevamo bisogno mentre loro fanno fatica a tirare avanti… Sono gesti che fanno riflettere molto.
Durante la nostra permanenza abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con un gruppo giovani che frequentano la parrocchia e abbiamo potuto constatare che la loro fede, pur essendo una fede giovane, è una fede molto più forte della nostra. Per non parlare della loro giornata tipica… Basti dire che si alzano alle 4.30 del mattino! Detto questo, detto tutto.
Un’altra cosa che abbiamo potuto vedere è quanto bene c’è in tutto il mondo anche se noi non ne siamo a conoscenza, tipo le scuole cattoliche finanziate dall’8 per mille della Chiesa italiana, reparti ospedalieri, dispensari e molte altre realtà delle quali però qui in Italia non ne sentiamo proprio parlare, mentre è molto facile sentir parlare sempre e solo delle cose che non vanno bene. Questa è la cosa che più mi ha colpito, anche perché avevamo ogni giorno davanti un’esempio chiaro di questo bene che sono i due sacerdoti missionari Don Angelo e Don Leonardo che io voglio personalmente ringraziare per averci fatto sentire a casa e anche perché ormai da anni sono in missione per un unico motivo: quello di diffondere la parola di Dio
tra chi non ha la possibilità di conoscerla perché non è nato nella parte “giusta” della terra.
Un ultimo ringraziamento lo vorrei fare a Don Nico e i miei compagni di viaggio per aver reso questa esperienza indelebile e per avermela fatta vivere al meglio.

Ciro Cassone

Questa è stata un’esperienza molto forte e significativa per me. Inizialmente non è stato facile ambientarsi, proprio perché, eravamo in un altro continente con usi e tradizioni ben più diversi dai nostri e oltre a questo un altro fattore che mi ha fatto capire di essere veramente lontano da casa è stata la temperatura in quanto siamo stati accolti da 30° e da più del 90% di umidità, tutto questo durante le festività natalizie che è una cosa molto strana, anzi improbabile che accada da noi. Con il passare del tempo, però, sono riuscito ad ambientarmi, anche se c’erano alcune cose che non riuscivo proprio a capire, ma a tutte le mie perplessità c’era una parola che riusciva a dare una risposta QEA (Questa È l’Africa). Una volta arrivati al villaggio, ho dovuto ricominciare di nuovo a cercare di ambientarmi e la nostalgia di casa, soprattutto durante le feste, di faceva sentire. Nonostante tutto, per fortuna, quando ero a contatto con le persone tutti i miei pensieri svanivano questo grazie alla loro gentilezza. Sono tante le cose che mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere. Anzitutto la fede di queste persone che mi è sembrata autentica, sincera e forte. Ho potuto fare un’esperienza di Chiesa diversa da quella che avevo fatto in precedenza: la semplicità e la bontà del vescovo di Natitingou Antoine, la vita dei missionari, il condividere la vita con diversi sacerdoti e anche con il nostro vescovo mi ha fatto sentire davvero bene. Un’esperienza per me molto significativa è stata quando siamo andati in un villaggio sperduto senza corrente elettrica, senza rete cellulare e, sicuramente, con pochi mezzi per tirare avanti. Nonostante questa evidente povertà alla fine della Messa ci hanno regalato diverse galline. Anche se per noi può sembrare banale, per loro non lo è affatto. Questo avvenimento mi ha fatto capire molte cose tra cui il fatto che noi oramai abbiamo perso quasi del tutto i rapporti reali tra persone. Mi ritengo fortunato ad aver fatto questa esperienza, perché nel nostro mondo stiamo smarrendo i sentimenti e questo viaggio mi ha fatto capire molto e sicuramente, con il passare del tempo, mi renderò ancora di più conto di quanto sia stato importante questa esperienza.

Giuseppe Visconti

Eccomi dopo 3 giorni dal mio rientro a dover mettere nero su bianco ciò che ho vissuto, capito e soprattutto provato nei venti giorni della mia permanenza nella parrocchia di Cotiakou. Ebbene, la prima cosa che mi viene in mente di dover sottolineare è la capacità di accoglienza di don Angelo e don Leonardo, i sacerdoti che si occupano della missione laggiù; sin dal primo momento che siamo entrati in casa ricordo solo momenti di gioia ed apprendimento vissuti assieme.
Stessa capacità di accoglienza è tenuta dalla popolazione del villaggio, e di quelli limitrofi, i quali pur di ringraziarti per quell’ora passata assieme (o per la catechesi o per la Messa) si privano di un potenziale pranzo/ merce scambiabile quali galline o uova. Bello è stato anche vedere che esiste una Chiesa “non convenzionale”, diversa insomma da quella cui siamo abituati. Abbiamo visto una Chiesa che rende possibile l’istruzione e l’entrata diretta nel mondo del lavoro; nonché una Chiesa davvero vicina alle persone, quale quella che si occupa dell’ospedale di Tanguieta e le suore della scuola per sordomuti di Peporiyakou.
Da questa esperienza ho potuto capire bene una cosa: ho compreso il significato della frase “l’essenziale è invisibile agli occhi”, perché è proprio vero che  nella nostra società si è persa l’abitudine di stringere bei rapporti fra persone, che è una delle prime cose che è avvenuta lì a Cotiakou. Riconosco che se non avessi stretto molti rapporti, se non fossi sceso al pozzo o se non avessi cercato di comportarmi come loro in mezzo a loro, ora, qui non saprei cosa scrivere, non avrei argomenti da trattare, perché non li avrei vissuti… Ed invece, proprio vivere questo “essenziale”, mi ha riempito il cuore di gioia e la mente di tanti bei ricordi!

Nicola Cota

Testimonianza a Serracapriola

Questa sera don Nico e i ragazzi che recentemente sono stati nella missione di Cotiakou sono stati invitati dagli amici dell’oratorio ANSPI don Tonino Bello di Serracapriola per raccontare la loro esperienza. Un grazie sincero ai nostri amici per averci invitato, per l’attenzione con cui hanno ascoltato e per l’accoglienza che ci hanno riservato.

Le galline di Kayarika

La comunità cristiana di Kayarika

Ogni viaggio nella nostra missione in Benin ha una sua storia, è sempre una novità, non è mai qualcosa di già vissuto soprattutto quando accompagni quattro ragazzi che per la prima volta vivono questa esperienza. Il 26 dicembre, insieme a d. Angelo, siamo andati per celebrare la Messa a Kayarika, il villaggio più lontano della missione. Non ho idea di quanti chilometri ci siano tra Cotiakou e Kayarika, so che abbiamo impiegato più di un’ora di strada sterrata con tratti estremamente accidentati al punto da costringerci ad avanzare a passo d’uomo. A Kayarika non c’è corrente elettrica, non c’è rete cellulare… Solo capanne, animali e persone. Pochissimi sanno il francese. La comunità cristiana è vivace, entusiasta. Non sanno ancora bene le risposte della Messa ma la loro giovane fede danza, canta e fa parlare il tamburo. Impossibile non lasciarsi coinvolgere. Terminata la Messa e le danze ci siamo avviati verso la macchina per far ritorno a Cotiakou ma prima dei saluti qualcuno, a nome di tutto il villaggio, ci ha regalato due galline. I ragazzi sono rimasti sorpresi da questo gesto e sia durante il viaggio di ritorno, sia in alcuni momenti di verifica del nostro viaggio, sono ritornati su questo episodio che evidentemente li ha un po’ spiazzati e meravigliati. Ma come: loro fanno fatica a vivere e regalano a noi ben due galline? Don Angelo ha spiegato che per loro è importante l’accoglienza, l’ospitalità, la condivisione… I ragazzi continuavano ad essere increduli e meravigliati. Io, da parte mia, pensavo ai porti chiusi, alle nostre nazioni opulente barricate nei propri confini fatti di egoismo, di prima io e poi tu… Pensavo alla storia passata e recente, allo schiavismo, al colonialismo, allo sfruttamento delle ricchezze del continente africano e mi dicevo: “Cosa penserebbero di noi gli abitanti di Kayarika se sapessero che non solo li rifiutiamo ma che continuiamo a sfruttarli e impoverirli?” Guardavo quelle due galline e sentivo tanta amarezza nel cuore, guardavo i miei ragazzi, sorpresi da quella generosità, e continuavo a sperare in un mondo migliore.

L’Epicentro in una tesi

Succede anche questo! La nostra cara amica Maristella Tommaso, segretaria regionale di Missio Giovani Puglia, al termine di un corso di perfezionamento post laurea in Progettazione, Gestione e Coordinamento dell’Oratorio, ha discusso una tesi dal titolo “Pastorale Giovanile e Oratorio: problemi e prospettive” nella quale c’è uno spazio dedicato all’Epicentro Giovanile. Grazie Maristella per l’attenzione e l’amore che hai nei confronti della nostra realtà. Aver parlato di noi nella tua tesi ci riempie di gioia!
Per leggere la tesi di Maristella clicca QUI

Ultima festa della Concetta?

Ieri sera, come da tradizione, dopo la celebrazione della S. Messa c’è stata la Festa della Concetta con gli stand allestiti dalle diverse realtà presenti nel complesso dell’ex Istituto Salesiano e il classico falò. Già il falò… Forse è stato l’ultimo. Ci vuole tanta fatica, ogni anno bisogna difendersi dai tentativi di chi, per dispetto o non si sa bene per cosa, vuole incendiarlo prima del tempo e poi si è aggiunta la burocrazia. Il colpo di grazia. Certo la sicurezza è importante, bisogna rispettare le norme, controllare ciò che viene bruciato però forse si sta passando all’eccesso opposto. Il falò è una tradizione antichissima legata a feste religiose e, prima ancora pagane, diffusa non solo in Italia. Che io ricordi non c’è mai stato alcun incidente serio. Imbrigliare queste tradizioni in norme così restrittive vuol dire una cosa sola: la loro scomparsa. Mi fermo qui, non sta a me dire quale potrebbe essere un’eventuale soluzione. So solo che, se non cambierà nulla, questa sarà stata l’ultima “Concetta” ai salesiani.

Meeting di Missio Giovani Puglia

Dopo il week end di formazione del mese di novembre, ieri, a Bari presso i Missionari Comboniani, si è tenuto il primo meeting regionale di Missio Giovani Puglia dell’anno pastorale 2018-’19. Come Epicentro eravamo in 24 ma questa volta non eravamo i soli a partecipare dalla nostra diocesi; hanno partecipato, infatti, anche 7 giovani della parrocchia S. Giovanni Battista di S. Paolo di Civitate. Seguendo uno schema ormai consolidato, la giornata è iniziata con un momento di preghiera seguito dal momento formativo sul tema “giovani pellegrini nel mondo” tenuto da d. Nico e poi dalla Messa presieduta da P. Arturo Bonandi. Dopo il “pranzo di condivisione” i lavori di gruppo seguiti dalla condivisione in assemblea dei lavori stessi. Tutti noi dell’Epicentro, in una veloce verifica, abbiamo espresso il nostro entusiasmo per la giornata vissuta della quale abbiamo apprezzato tutti i momenti. Siamo già in attesa del 10 marzo data del prossimo meeting che si terrà a Lucera.

Formazione di Missio Giovani

Nello scorso week end due nostri giovani, Fabio Di Costanzo e Chiara D’Amico, hanno partecipato al primo incontro di formazione di Missio Giovani Puglia tenutosi a Bari. Il tema, “Chi non rischia non cammina”, è stato sviluppato da P. Arturo Bonandi che si è soffermato in particolare sulla “cura educativa”, educatori come seminatori. Fabio e Chiara sono tornati pieni di entusiasmo, contenti per l’esperienza vissuta. Ora attendiamo con impazienza il prossimo meeting del 2 dicembre.

Una particolare giornata di spiritualità

Abbiamo fatto un bel po’ di chilometri ma ne è valsa la pena. Questa mattina siamo partiti alla volta di Montefano (MC) per incontrare P. Alberto Maggi e partecipare alla celebrazione eucaristica da lui presieduta. Una celebrazione un po’ diversa, molto coinvolgente, per certi versi sorprendente. Dopo il pranzo abbiamo fatto una breve verifica scambiandoci impressioni e riflessioni. Alla fine ci siamo ripromessi di tornare ancora magari con più calma partendo dal sabato per vivere con maggiore calma e intensità il nostro ritiro spirituale.
Il nostro viaggio si è poi concluso con la visita al santuario della Madonna di Loreto.

Trent’anni di sacerdozio

Ieri sera nella parrocchia della Sacra Famiglia ho festeggiato il mio trentesimo anniversario di sacerdozio. La celebrazione eucaristica presieduta dal nostro vescovo don Gianni ha visto la partecipazione di alcuni confratelli sacerdoti, della famiglia salesiana, degli scout del gruppo San Severo 1, della preside e di diversi professori e alunni dell’ITES “A. Fraccacreta” e, ovviamente, di tanti ragazzi e ragazze dell’Epicentro Giovanile. Mi guardo indietro e mi accorgo che in questi trent’anni sono stato “travolto” da un amore inaspettato, immeritato… Ogni gorno resto sorpreso per questo: ho ricevuto davvero cento volte tanto. Ecco cosa cosa hanno letto i ragazzi dell’Epicentro al termine della Messa:
“Caro Nico,
questo per te è un giorno importante ma lo è anche per noi perché grazie alla tua vocazione, le nostre vite si sono incrociate e noi non possiamo fare altro che vivere con te questo momento. Il tuo percorso, iniziato 30 anni fa, non è stato semplice ma hai saputo affrontare tutti gli ostacoli che si sono presentati con coraggio, forza e determinazione cercando di arrivare sempre al tuo obiettivo: affiancare i giovani nella loro crescita umana e spirituale. Per molti di noi ,ormai, sei un punto di riferimento perché ci sei sempre per qualsiasi cosa. Sei sempre pronto a difenderci e a schierarti dalla nostra parte. Grazie a te ognuno di noi è riuscito ad aprirsi mostrando il suo lato debole senza la paura di essere giudicato. Tu fai di tutto per noi e noi stiamo cercando di mantenere vivo il gruppo che si è formato poiché sentiamo e viviamo le stesse cose: siamo una grande famiglia. Sappiamo che quando sei con noi ti facciamo disperare ma abbiamo la certezza che senza di noi ti disperi lo stesso perché ti manchiamo. Grazie di tutto”.

Grazie ragazzi!

Veglia missionaria

Una cattedrale piena come nelle più grandi occasioni, tantissimi giovani molti dei quali seduti anche sui gradini del presbiterio, il vescovo, padre Tillo e Mariella circondati da tanti di noi, gesti semplici e coinvolgenti come quello del balsamo profumato… Questi alcuni degli “ingredienti” che hanno reso straordinariamente bella la veglia missionaria celebrata ieri sera dal titolo “Con Romero… Giovani per il Vangelo”. Padre Tillo, collaboratore di Mons. Romero, e Mariella, volontaria da 35 anni in El Salvador, ci hanno donato la loro testimonianza appassionata e appassionante riuscendo a suscitare nell’assemblea grande partecipazione ed entusiasmo. Una celebrazione gioiosa animata alla grande dai cori delle parrocchie San Bernardino e Maria SS. delle Grazie, segnata dalla spontaneità e dalla partecipazione. A tutti e a noi stessi auguriamo di saper far tesoro di esperienze così belle e di saper portare, come missionari, il profumo del Vangelo per le strade del mondo.