Per stare insieme in un modo diverso

"L’Epicentro per me è stato una vera e propria casa in cui ho stretto le amicizie più importanti e fatto le esperienze più intense della mia vita che hanno contribuito pesantemente alla mia crescita e formazione. Ringrazio Dio con tutto il cuore di avermi presentato l’opportunità di partecipare a questa realtà" (Luigi Nardella)

Visita virtuale
  • Agrigento 3 agosto 2019: incontro con il Card. Francesco Montenegro

    Agrigento 3 agosto 2019: incontro con il Card. Francesco Montenegro

  • 24 marzo 2019 Casal di Principe: nella parrocchia di don Peppe Diana

    24 marzo 2019 Casal di Principe: nella parrocchia di don Peppe Diana

  • 23 marzo 2019: a Caivano con “I Giovani della Speranza”

    23 marzo 2019: a Caivano con “I Giovani della Speranza”

  • Dicembre 2018: nella missione di Cotiakou in Benin

    Dicembre 2018: nella missione di Cotiakou in Benin

  • San Nicandro: ventiquattresimo campo scuola

    San Nicandro: ventiquattresimo campo scuola

  • 11 giugno 2017: a Caivano con d. Maurizio Patriciello

    11 giugno 2017: a Caivano con d. Maurizio Patriciello

  • 30 maggio 2017: con Mons. Giovanni Checchinato

    30 maggio 2017: con Mons. Giovanni Checchinato

  • 28 maggio 2017: terzo meeting di Missio Giovani Puglia a Molfetta

    28 maggio 2017: terzo meeting di Missio Giovani Puglia a Molfetta

  • 8 maggio 2017: a Scampia con Erri De Luca

    8 maggio 2017: a Scampia con Erri De Luca

  • 9 maggio 2017: incontro con P. Giulio Albanese

    9 maggio 2017: incontro con P. Giulio Albanese

  • 24-25 aprile 2017: pellegrinaggio a piedi

    24-25 aprile 2017: pellegrinaggio a piedi

  • Celebrazione della Messa dell’Ultima Cena

    Celebrazione della Messa dell’Ultima Cena

  • Dicembre 2016: nella missione di Cotiakou in Benin

    Dicembre 2016: nella missione di Cotiakou in Benin

  • 28 gennaio 2017 – 24° anniversario dell’Epicentro Giovanile

    28 gennaio 2017 – 24° anniversario dell’Epicentro Giovanile

  • 16 gennaio 2015 – incontro con don Luigi Ciotti

    16 gennaio 2015 – incontro con don Luigi Ciotti

Vivere in tempo di pandemia 4

Ho conosciuto l’Epicentro dopo aver iniziato il primo anno di scuola superiore. Durante il quale ho avuto don Nico come professore di religione che invitava tutti a frequentare l’Epicentro Giovanile. Ad oggi sono 4 anni che frequento il centro dove ho avuto la possibilità di stringere tantissime amicizie e vivere tantissime esperienze che mi hanno segnato profondamente e per sempre. Purtroppo anche l’Epicentro sta risentendo di questo brutto periodo che stiamo vivendo… Sono tempi difficili ma stiamo facendo di tutto per restare uniti. Durante il primo periodo di quarantena, pur di vederci e stare insieme, ci incontravamo tramite videochiamate e ci raccontavamo come trascorrevamo le giornate ed altro ancora. Questa situazione la sto vivendo, come penso tutti, un po’ male… Non possiamo fare niente, non possiamo nemmeno fare delle uscite con il centro, stare tutti insieme, parlare, fare delle attività… Spero che questo brutto periodo passi subito così da poter tornare a stare tutti insieme, anche se non come prima ma almeno stare insieme. 😊

Francesco Cappucci

Vivere in tempo di pandemia 3

Oggi sarà Simona, un tempo molto attiva nel nostro centro ed ora mamma di due splendidi bambini, a donarci la sua originale testimonianza e riflessione.

La pandemia in alcuni casi e a momenti alterni ti mette a dura prova, emotivamente, fisicamente e psicologicamente… Sta a noi andare avanti ogni giorno con responsabilità senza farci sopraffare da emozioni negative imparando, più di prima, a riconoscerle e controllarle. Vi regalo una storia per i vostri bambini, e perché no, anche per noi adulti.

Vivere in tempo di pandemia 2

A differenza della scorsa ondata di contagi, questa che stiamo vivendo ora mi sembra peggiore.
Finalmente eravamo tornati tutti insieme a scuola ma, dopo neanche un mese, ci hanno di nuovo separati. Questa DAD è orribile! È stressante passare 5 o 6 ore al giorno davanti al computer con soli pochi minuti di pausa tra una lezione e un’altra. Le materie più difficili non si riescono a capire bene e alcuni professori ci assegnano capitoli interi perché “stiamo facendo la bella vita a stare chiusi in casa dalla mattina alla sera”.
Non vedo i miei amici da quasi un mese, e proprio quest’anno che ho iniziato a frequentare l’Epicentro e a divertirmi, non posso più farlo come prima. Non posso abbracciare o toccare nessuno, non si può più vedere il sorriso di una persona. Ora si tenta di capire l’umore degli altri guardando gli occhi…
Spero veramente che nel 2021 si possa tornare piano piano alla normalità, perché continuare così è un incubo non solo per noi ragazzi che non possiamo divertirci, ma per tutti.

Noemi Montanaro

Vivere in tempo di pandemia 1

Nei prossimi giorni pubblicherò le testimonianze di alcuni ragazzi che racconteranno, con molta semplicità, come stanno vivendo e affrontando questo tempo così difficile. La prima è di un ragazzo di terza media, Alfonso Cassone, il più giovane di noi.

Ho conosciuto questa realtà, “Epicentro Giovanile”, grazie a mio fratello che mi ha consigliato di andarci. Ho conosciuto molte persone con con cui ho stretto una grande amicizia. Durante questo brutto periodo trascorro il mio tempo studiando e giocando alla Playstation. La persona che mi manca di più in questo momento è mio nonno che purtroppo nei giorni scorsi è venuto a mancare. La cosa che mi manca di più di mio nonno è la sua presenza, il suo carattere divertente e quando dormivamo insieme.

 

Veglia missionaria

Ieri, viglia della Giornata Missionaria Mondiale, nella parrocchia dello Spirito Santo in Torremaggiore si è celebrata la veglia missionaria diocesana. Certo a causa del covid-19 i numeri non sono stati quelli degli anni precedenti, ma la veglia c’è stata ed è stato un bel momento di preghiera e di riflessione… E noi c’eravamo. “Tessitori di fraternità” il tema della veglia che è stata segnata dalla forte testimonianza di don Amedeo Cristino e dalla sorpresa del collegamento in diretta da Cotikaou di don Nazareno Galullo. Al termine, dopo la riflessione del vescovo e il saluto finale a don Nazareno, abbiamo ricevuto come segno un rocchetto di filo per indicare il nostro impegno ad essere tessitori di fraternità nella nostra vita di ogni giorno.

Laboratorio di pirografia

  1. Questa sera, grazie all’iniziativa e alla disponibilità dei capi scout Ada Telleri, Vittorio D’Aloia e Lucia Salcone, abbiamo dato inizio ad una nuova attività: il laboratorio di pirografia. In un momento così difficile come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia che rende difficile anche il nostro stare insieme, questa iniziativa è un piccolo segno di ripresa. Grazie di cuore a Vittorio e Ada che, con spirito di autentico servizio, si sono messi a nostra disposizione offrendoci questa opportunità.

Istantanee della festa dell’Assunta e del nuovo Igname a Cotiakou

Con grande emozione e gioia condivido questo scritto di d. Amedeo Cristino missionario a Cotiakou. Non aggiungo commenti a queste parole che fanno tanto riflettere…

Istantanea n° 1. L’istantanea è di tre giorni fa. È sera. La pioggia cade inesorabile, impietosa su un gruppo di una decina di donne bagnate fino alle ossa. Povere stelle cercano con i loro pagne di proteggere il fuoco sotto i pentoloni che covano al loro interno la bevanda tradizionale: il ciukutu. A vederle battere i denti tra volate di fumo e spruzzi di pioggia diventa chiaro che i poveri le feste le strappano alla vita coi denti, le conquistano a colpi di ostinata voglia di vivere. Già, i poveri le loro feste devono sudarsele per questo le consumano fino all’ultimo boccone, fino all’ultima goccia di ciukutu: bevono come se non ci fosse un domani e danzano fino a cadere stremati per gridare con tutto il loro corpo la loro protesta di vita e perché il dolore dei muscoli gli ricordi domani che sono riusciti a rubare alla vita ancora un giorno in cui tutti erano re e regine e i loro figli, vestiti con gli abiti belli, tutti principi e principesse. Le feste dei poveri qui non durano mai un giorno soltanto. Sono un lungo giorno che dura tre giorni perché c’è la festa ma c’è anche la promessa di festa nei tre giorni che occorrono per prepararla. Festa è nello scoppiettio del fuoco sotto le pentole, nei canti delle donne che portano la tanta acqua necessaria alla cucina. Sono festa le loro confidenze intorno al fuoco la sera, anche se sono stanche perché è bello ritrovarsi lontano dai maschi e raccontarsi. È festa il profumo che si leva dalle pentole e che attraversa il villaggio portato dal vento facendo impazzire i cani. C’è festa al fiumiciattolo che le piogge hanno creato perché è lì che i giovani si ritrovano per lavare il vestito bello da indossare il 15 agosto.

Istantanea n° 2. La chiesa con tutte le porte spalancate, gremita come non mai con panche fuori per accogliere i tanti arrivati da Dotokou, Kayarika, Kourikadorì, Yangou, Yantassou, Parabou, Tora, Nowerere, Bounta, Koronkore. Tutte le comunità si sono tassate per la festa: 5.000 franchi, 5 polli, qualche Igname e il miglio germinato per fare la birra locale. A Cotiakou i giovani hanno versato ognuno 500 franchi, le donne 1.500 franchi, mentre gli uomini 2.000 a testa. Il gruzzolo ricavato ha permesso l’acquisto di 4 maiali, di 100 kg di riso con i condimenti, di un po’ di pesce e del formaggio peul destinati a chi non mangia la carne. Dovremmo chiedere a Roberto Giacobbo di indagare su questa capacità paranormale che i poveri hanno di far bastare sempre il cibo anche quando la gente presente alla festa è almeno il doppio di quella che ti aspettavi. Ce n’è sempre per tutti, anche per lo straniero di passaggio, per il camionista con il mezzo in panne davanti alla nostra chiesa, per i due gendarmi che in fondo alla strada controllano il traffico. Mentre le feste dei vip si fanno vanto di essere very esclusive, a quelle dei poveri sono ammessi tutti, senza biglietto d’invito, senza parola d’ordine. Qui oggi hanno mangiato dallo stesso piatto il presidente della CENA, terza carica dello stato, il fabbro di Parabou e un anziano con un sorriso bellissimo di Nowerere. I poveri sono all inclusive.

Istantanea n° 3. La lunga fila gioiosa di gente che si avvicina all’altare per ricevere un pezzettino di Igname bollito, il primo dopo tanto ma tanto tempo. Erano proprio numerosi, una marea di bambini a cui brillavano gli occhi quando ricevevano la loro misera porzione. La corale continuava a cantare e la gente continuava ad avanzare verso l’altare. Pensavo: “Non può essere sufficiente per tutta questa gente”. Ad un certo punto, mi sono accorto che tanti non avevano consumato subito il loro frammento di Igname e, quando è stato chiaro che non bastava per tutti, hanno cominciato a dividere il loro igname con quelli che ancora non si erano messi in fila per riceverlo. Alla fine grazie a questa con-divisione, l’igname nella bacinella si è moltiplicato ed è bastato fino ad avanzare. Le feste dei poveri sono piene di miracoli.

Istantanea n° 4. Solange che piange, mentre ballando porta il regalo di saluto a don Francis che parte per andare a servire le comunità di Kouarfa. Mi ha commosso questo suo avanzare danzando e piangendo, piangendo e cantando. Quando ho chiesto a Thérèse, la madre di Solange, come possono abitare insieme la danza e il pianto mi ha detto “Se dovessimo riservare la danza solo alla gioia allora danzeremmo veramente poco nella vita …”

d. Amedeo Cristino

Sicilia: un viaggio tra fede, cultura, arte e memoria (seconda edizione)

Nella sede del “Centro studi Paolo e Rita Borsellino”

Si è conclusa questa sera la seconda edizione del viaggio in Sicilia tra fede, cultura, arte e memoria. Come lo scorso anno si è trattato di un’esperienza straordinaria che i ragazzi partecipanti hanno apprezzato tantissimo. Rispetto allo scorso anno il viaggio è durato qualche giorno in più, abbiamo iniziato da Palermo e concluso a Catania (lo scorso anno è stato il contrario) e abbiamo aggiunto una tappa a Trapani ed un’altra a Mazara del Vallo. Oltre a visitare, come lo scorso anno, i luoghi simbolo della lotta alla mafia e delle sue vittime, quest’anno abbiamo incontrato Francesca Grasta del “Centro Studi Paolo e Rita Borsellino”, Giovanni Impastato fratello di Peppino, Mons. Pietro Maria Fragnelli vescovo di Trapani, Mons. Domenico Mogavero vescovo di Mazara del Vallo, don Giuseppe Livatino già postulatore della causa di beatificazione del giudice Rosario Livatino, Enzo Gallo cugino di secondo grado del giudice e referente dell’Associazione “Amici del Giudice Rosario Livatino”, il Card. Francesco Montenegro arcivescovo di Agrigento e infine Alex Zappalà già segretario nazionale di Missio Giovani e attuale direttore dell’Ufficio Missionario di Pordenone.
Un grazie enorme a Mauro Camillo e Giovanni Stilla, preziosi collaboratori, che hanno reso possibile la buona riuscita di questo viaggio. Per questa seconda edizione ho chiesto ai ragazzi di scrivere qualcosa sull’esperienza vissuta: credo che le loro parole dicano più di qualsiasi mio commento.

L’albero della pace in Via D’Amelio a Palermo

Ho sempre pensato che il concetto di “Mafia” riguardasse qualcosa di per me inarrivabile. Ho sempre pensato male. L’ho scoperto proprio in questo viaggio in Sicilia, dove ho capito che la mia sete di conoscenza non finirà mai. Ho capito di non sapere niente, ma proprio niente di tantissime cose. Sono stata felicissima di poter apprendere molte più informazioni di quante io ne potessi immaginare. La mafia è purtroppo qualcosa che ci ha sempre coinvolti, in Italia, nel mondo, ma soprattutto nel Mezzogiorno italiano. La sete di potere del “mafioso” è spaventosa se confrontata a tutto ciò che hanno fatto negli ultimi trent’anni. Ma la mafia non è inarrivabile e soprattutto non è invincibile. Passo dopo passo, seppur piccoli passi, si può sconfiggere ed uscirne anche vittoriosi. Questo viaggio è stato per me di fondamentale importanza in un percorso di crescita personale e culturale. Non lo dimenticherò mai. (Camilla Cafora)

La casa museo del Beato Pino Puglisi

Prima di arrivare in Sicilia e intraprendere questo viaggio sulla memoria delle vittime di mafia non immaginavo a cosa andavo incontro. Prima di  questo viaggio conoscevo solo i nomi ma non le storie degli uomini che hanno dato la loro vita per non lasciarci in un mondo di schiavitù caratterizzato dalla presenza della mafia. È stata un’esperienza bellissima in cui sono cresciuto insieme agli altri compagni di viaggio, un’esperienza che non dimenticherò mai e che racconterò alle persone che non hanno vissuto in quel periodo o non hanno avuto modo di vedere e ascoltare delle testimonianze. Oltre a definirlo un viaggio di memoria lo voglio ricordare come un viaggio culturale perché la Sicilia è piena opere e culture di varie popolazioni che mescolandosi hanno formato la Sicilia. (Andrea Romano)

Con il Card. Francesco Montenegro arcivescovo di Agrigento

Prima di questo viaggio non avevo mai sentito parlare di tutte queste persone e dopo questo viaggio ho capito molte cose come per esempio aver sentito le storie di Falcone e Borsellino. Il momento che mi è piaciuto di più e stato quando siamo andati dal cardinale Montenegro. In questo viaggio ho capito molte cose, mi sono divertito molto e legato di più con i ragazzi che hanno vissuto con me questa esperienza. Un’esperienza bellissima è che non dimenticherò mai. (Marco Regina)

Con Mons. Domenico Mogavero vescovo di Mazara del Vallo

Il viaggio che abbiamo fatto in Sicilia mi ha aperto un mondo dal punto di vista culturale. Durante il percorso abbiamo incontrato moltissimi eroi e testimoni vittime di mafia che mi hanno fatto capire quanto queste persone hanno dedicato la loro vita al prossimo senza paura o timore di ciò che poteva succedergli. Per sconfiggere la mafia bisogna ricordare e soprattutto fare piccole cose perché insieme ce la faremo. (Francesco Tricarico)

Con Mons. Pietro Maria Fragnelli vescovo di Trapani

Questo viaggio mi ha aperto completamente gli occhi su una realtà che purtroppo, da anni, soprattutto al sud, è sempre stata presente: la mafia. Ero partita già con un’idea, già sapevo cos’era anche perché ne avevo sempre sentito parlare fin dalla mia infanzia: Paolo Borsellino, Giuseppe Di Matteo, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Don Pino Puglisi , Peppino Impastato e tanti altri, troppi… Ne avevo sentito parlare in TV, a scuola , in famiglia, tra amici ma mai da un loro famigliare, da un loro amico o conoscente.
Parlare con queste persone mi ha reso “partecipe” di una realtà brutta e triste, soprattutto il modo in cui raccontavano la loro storia , con gli occhi tristi, ma allo stesso tempo felici e pieni di speranza perché certi che con le loro testimonianze e lasciando acceso il ricordo qualcosa può cambiare. Mi piacerebbe rifare un’esperienza del genere perché culturalmente ti fa capire, ma soprattutto ti insegna tante cose. (Claudia D’Ambrosio)

Con Giovanni Impastato fratello di Peppino

Questo viaggio mi è piaciuto tantissimo, forse è stato il viaggio più bello che ho fatto all’Epicentro. È stato bello il percorso che abbiamo fatto sulle vittime di mafia e ciò che mi hanno colpito di più è aver ascoltato testimonianze dal vivo cosa che è cosa ben diversa da come vengono raccontati i fatti, per esempio, a scuola. Poi ho capito tante cose che prima non avrei neanche pensato: la cosa più importante che ho imparato in questo viaggio è la parola coraggio, perché queste persone vittime della mafia non erano supereroi ma erano tutte coraggiose nel fare quotidianamente il proprio lavoro e il proprio dovere cosa che possiamo fare anche noi. È stato tutto bello perché siamo stati un gruppo molto affiatato, come una famiglia. Concludo questo discorso dicendo grazie a d. Niko che mi ha dato la possibilità di vivere questa bellissima esperienza. (Leo Manzaro)

La stele del giudice Rosario Livatino

Giornata ecologica a Saccione

Qualche tempo fa, dopo una delle tante mattinate al mare, il nostro Ciro Cassone propose di dare una pulita alla spiaggia che frequentiamo ormai da anni. E così stamattina, anche se eravamo in pochi, ci siamo dati da fare per liberare la spiaggia di Saccione dai rifiuti soprattutto quelli di plastica. Tornando a casa con tre sacchi di rifiuti nel nostro pulmino abbiamo notato come in tante piazzole di sosta della Statale 16 Adriatica vengano abbandonati rifiuti di ogni genere… Ecco: se tutti facessero la loro parte e ognuno avesse rispetto per la nostra casa comune, vivremmo sicuramente in un mondo migliore. Il nostro piccolo gesto, proposto spontaneamente da uno di noi, è un segno di un possibile cambio di mentalità. Siamo certi che tanti altri giovani come noi credono in questo cambiamento e sono disposti ad impegnarsi per la tutela della nostra casa comune.
“La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura”.
“I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi.” (Papa Francesco, Enciclica “Laudato si’”)

Pellegrinaggio alla Madonna di Belmonte

Oggi ci siamo uniti ai ragazzi dell’Oratorio “Don Bosco”, nostri vicini di casa, per vivere insieme a loro l’esperienza del pellegrinaggio a piedi. Suor Marinella, per concludere l’estate giovani, ha pensato di proporre ai suoi ragazzi andare a piedi alla cappella della Madonna di Belmonte. Alla proposta, fatta anche a noi, abbiamo risposto in sei. Come sempre il pellegrinaggio a piedi si è rivelato una bella esperienza di comunità e di condivisione. Dopo il pranzo insieme e alcuni giochi abbiamo concluso con un momento di preghiera e di riflessione.