Vivere in tempo di pandemia 13

Vivere in tempo di pandemia. Che parole forti, sono dilanianti. Ho sempre letto questa parola nei libri, di scuola e non, ma pronunciarla con la mia bocca rende tutto diverso, rende tutto più vero. Nella storia molte sono state le pandemie che ci hanno colpito, ma questa fa più male perché la stiamo vivendo in un periodo in cui la tecnologia e le scoperte sono all’apice della loro funzionalità e sapere che nel 2020 non è ancora possibile trovare una cura o un vaccino per questo genere di virus è triste e snervante.
Ricordo i momenti di paura di quando, a marzo, ci avvicinavamo troppo gli uni agli altri. Siamo stati capaci di restare in casa per ben 2 mesi interi, ci siamo fatti forza a vicenda, ci siamo reinventati per passare il tempo, ABBIAMO REINVENTATO il tempo cercando di far finire il più in fretta possibile le 24 ore.
Se ripenso alla fantastica estate che ho passato quest’anno mi piange il cuore perché so che non potrà essere più così da ora in avanti. Il calore degli abbracci, quanto mi manca. Le foto le abbiamo scattate tutti abbracciati, abbiamo condiviso in cinque i lettini dei lidi omologati per una sola persona, abbiamo fatto il bagno e ci siamo asciugati con gli stessi teli, tutto questo perché ci sembrava che l’incubo di marzo fosse finito.
Purtroppo così non è stato. È arrivato settembre, è arrivata la seconda ondata. Ogni giorno il numero di contagi si alzava sempre di più, numero direttamente proporzionale alla paura che ci attanagliava il cuore e la mente.
Ci hanno sballottati a destra e a manca. Coprifuoco si, coprifuoco no, zone gialle, arancioni e rosse, il verde no perché dà troppa sicurezza e di sicurezza adesso non ne abbiamo nemmeno un po’.
Finalmente poi è arrivata una “notiziona”: riaprivano le scuole. Finalmente tornavamo tra i banchi, anche se con la distanza di sicurezza e la mascherina, almeno potevamo rivedere i nostri compagni e i nostri professori.
Ma, ahimè, non è durata a lungo, perché dopo poco si è ripreso con la DAD…anzi con la DDI (che devo ancora capire cos’è).
Fare scuola a casa è difficile da gestire, avendo molti più comfort e distrazioni si fa fatica a seguire e a restare al passo con le spiegazioni, perciò non sto bene e non sono soddisfatta delle mie prestazioni scolastiche; stabilire dei nuovi rapporti e mantenere i vecchi è complicato perché senza contatto fisico la relazione diventa fredda e di conseguenza non si possono più condividere le emozioni e le esperienze che abbiamo sempre avuto la fortuna di fare.
Non piace a nessuno questa situazione, come è ovvio che sia, ma questo è quello che ci aspetta per ancora un bel po’ di tempo, dobbiamo quindi rimboccarci le maniche e lavorare tutti insieme, rispettare le regole e pazientare fino a quando non si troverà un vaccino.
Speriamo, alla fine, di cavarcela.

Camillla Cafora

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