Novità

Meeting di Missio Giovani Puglia

Si è svolto ieri a Lucera il secondo meeting di Missio Giovani Puglia dell’anno pastorale 2018/’19 che ha avuto per tema “Giovani in cerca di giustizia”. Presente anche Giovanni Rocca, segretario nazionale di Missio Giovani che ha tenuto il momento formativo. Protagonisti anche i nostri amici che da poco hanno vissuto l’esperienza nella missione di Cotiakou in Benin che hanno raccontato la loro esperienza. Anche nei gruppi di lavoro i ragazzi e le ragazze dell’Epicentro sono stati parte attiva. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo di Lucera-Troia Mons. Giuseppe Giuliano. Il prossimo meeting a Ruffano il prossimo 12 maggio.

I giovani dell’Epicentro presenti al meeting
La testimonianza dei ragazzi che sono venuti in Benin

Una “serata con tè” speciale

La “serata con tè” è ormai un nostro appuntamento consueto: mentre beviamo una tazza di tè e mangiamo qualche biscotto, discutiamo di qualche argomento proposto a turno da qualcuno di noi. Questo è accaduto anche questa sera ma con una presenza importante tra noi: il nostro vescovo don Gianni. Abbiamo parlato del rapporto tra giovani e fede e diversi di noi hanno raccontato la propria esperienza e condiviso alcune riflessioni sul tema. Una serata davvero speciale!

Ritiro spirituale a Molfetta

Oggi il nostro ritiro spirituale mensile l’abbiamo vissuto allontanandoci un po’ dalla nostra città e dalla nostra diocesi. In 28 siamo andati a Molfetta, ospiti del seminario vescovile, dove ci ha raggiunti Padre Giovanni Ladiana, un gesuita che vive a Bari e che d. Nico aveva conosciuto lo scorso anno durante un ritiro dei sacerdoti. P. Giovanni ha iniziato la sua riflessione raccontandoci la sua vita che lo ha visto passare da ateo a sacerdote e poi ci ha parlato della bellezza del Vangelo che si concretizza soprattutto nella solidarietà, nello stare vicini agli altri, nel saper condividere le loro gioie e le loro sofferenze. Dopo aver celebrato la S. Messa abbiamo salutato P. Giovanni e abbiamo proseguito il nostro ritiro con la consueta condivisione dopo il pranzo. Siamo tornati a casa nel pomeriggio contenti per aver vissuto un’altra importante esperienza per la nostra formazione umana e cristiana.

Torneo ANSPI maturi

Quest’anno l’ANSPI regionale ha deciso di far disputare oggi il torneo, per la zona nord della Puglia, della categoria “maturi”. Il torneo, che si è giocato a Barletta, ha visto la nostra rappresentativa giungere seconda, come è ormai nostra tradizione 🙂
I nostri ragazzi, oltre ad essersi divertiti molto, hanno partecipato alla S. Messa e, dopo il pranzo a sacco, ad un incontro con tutti gli altri giovani presenti alla manifestazione sportiva.
La nostra squadra è stata l’unica rappresentativa della nostra diocesi.

Ventiseiesimo anniversario

L’anno dedicato al venticinquesimo con tutte le sue iniziative e celebrazioni è volato via ed eccoci di nuovo a festeggiare l’anniversario dell’Epicentro Giovanile: il ventiseiesimo. Come da tradizione abbiamo cenato insieme, ballato, cantato e concluso il tutto con il taglio della torta.

Missione di Cotiakou: le testimonianze dei ragazzi

Mi ritrovo dopo alcuni giorni dal rientro dal viaggio nella missione di Cotiakou a scrivere alcune riflessioni. Scrivo con la consapevolezza che le parole non sono sufficienti per spiegare tutto ciò che ho visto e vissuto.
In questa esperienza eravamo in quattro ragazzi: Ciro, Giuseppe, Nicola ed io accompagnati da don Nico che è stato un po’ la nostra guida in questo viaggio spiegandoci tutte le tematiche e le problematiche principali dell’Africa, facendoci capire l’importanza di tante cose che noi spesso diamo per scontate, indicandoci inoltre la strada giusta da intraprendere.
In questi 21 giorni abbiamo condiviso il Santo Natale e l’inizio del nuovo anno insieme alle persone di Cotiakou, ai due missionari don Angelo e don Leonardo e, negli ultimi giorni, insieme anche al vescovo don Gianni e altri sacerdoti.
Questa esperienza vissuta a Cotiakou è stata talmente intensa e forte da rimanere impressa nel mio cuore facendomi capire l’importanza di quei piccoli gesti ai quali, nella mia vita quotidiana a San Severo, non facevo neppure caso. Per esempio la fatica dell’andare a prendere l’acqua ad un pozzo che, la maggior parte delle volte, era parecchio distante mentre a noi basta aprire un rubinetto per avere tutta l’acqua che vogliamo. Sono rimasto colpito dal loro desiderio di ascoltare la Parola di Dio che li rende disponibili a fare chilometri per andare a Messa. Inoltre un’altra cosa che ho apprezzato moltissimo è stata la loro accoglienza molto speciale e calorosa che ci ha fatto sentire sempre in famiglia e mai degli stranieri addirittura donandoci del cibo anche se loro sono molto poveri. Questo mi ha fatto pensare alla nostra difficoltà nel dare accoglienza pur essendo molto più ricchi di loro e al fatto che noi, pur avendo tutto, ci lamentiamo sempre mentre a loro basta poco per sorridere.
Per concludere vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a rendere bellissima questa esperienza che porterò sempre nel cuore. In modo particolare vorrei ringraziare soprattutto Don Angelo e Don Leo, i nostri due missionari di Cotiakou o, per meglio dire, i “sacerdoti del mondo” che spendono la loro vita per potare avanti la “missione per conto di Dio”.

Simone Mitolo

La mia esperienza in Benin , è stata ricca di tantissime emozioni che mi hanno fatto riflettere su molte cose che noi occidentali ormai abbiamo perso. Una di questa è il senso dell’ospitalità. Ci siamo sentiti accolti con tanto calore (nel vero senso della parola) dalla gente del villaggio di Cotiakou. Sono rimasto profondamente colpito dal fatto che, in alcune occasioni, hanno donato delle galline a noi che in fondo non ne avevamo bisogno mentre loro fanno fatica a tirare avanti… Sono gesti che fanno riflettere molto.
Durante la nostra permanenza abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con un gruppo giovani che frequentano la parrocchia e abbiamo potuto constatare che la loro fede, pur essendo una fede giovane, è una fede molto più forte della nostra. Per non parlare della loro giornata tipica… Basti dire che si alzano alle 4.30 del mattino! Detto questo, detto tutto.
Un’altra cosa che abbiamo potuto vedere è quanto bene c’è in tutto il mondo anche se noi non ne siamo a conoscenza, tipo le scuole cattoliche finanziate dall’8 per mille della Chiesa italiana, reparti ospedalieri, dispensari e molte altre realtà delle quali però qui in Italia non ne sentiamo proprio parlare, mentre è molto facile sentir parlare sempre e solo delle cose che non vanno bene. Questa è la cosa che più mi ha colpito, anche perché avevamo ogni giorno davanti un’esempio chiaro di questo bene che sono i due sacerdoti missionari Don Angelo e Don Leonardo che io voglio personalmente ringraziare per averci fatto sentire a casa e anche perché ormai da anni sono in missione per un unico motivo: quello di diffondere la parola di Dio
tra chi non ha la possibilità di conoscerla perché non è nato nella parte “giusta” della terra.
Un ultimo ringraziamento lo vorrei fare a Don Nico e i miei compagni di viaggio per aver reso questa esperienza indelebile e per avermela fatta vivere al meglio.

Ciro Cassone

Questa è stata un’esperienza molto forte e significativa per me. Inizialmente non è stato facile ambientarsi, proprio perché, eravamo in un altro continente con usi e tradizioni ben più diversi dai nostri e oltre a questo un altro fattore che mi ha fatto capire di essere veramente lontano da casa è stata la temperatura in quanto siamo stati accolti da 30° e da più del 90% di umidità, tutto questo durante le festività natalizie che è una cosa molto strana, anzi improbabile che accada da noi. Con il passare del tempo, però, sono riuscito ad ambientarmi, anche se c’erano alcune cose che non riuscivo proprio a capire, ma a tutte le mie perplessità c’era una parola che riusciva a dare una risposta QEA (Questa È l’Africa). Una volta arrivati al villaggio, ho dovuto ricominciare di nuovo a cercare di ambientarmi e la nostalgia di casa, soprattutto durante le feste, di faceva sentire. Nonostante tutto, per fortuna, quando ero a contatto con le persone tutti i miei pensieri svanivano questo grazie alla loro gentilezza. Sono tante le cose che mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere. Anzitutto la fede di queste persone che mi è sembrata autentica, sincera e forte. Ho potuto fare un’esperienza di Chiesa diversa da quella che avevo fatto in precedenza: la semplicità e la bontà del vescovo di Natitingou Antoine, la vita dei missionari, il condividere la vita con diversi sacerdoti e anche con il nostro vescovo mi ha fatto sentire davvero bene. Un’esperienza per me molto significativa è stata quando siamo andati in un villaggio sperduto senza corrente elettrica, senza rete cellulare e, sicuramente, con pochi mezzi per tirare avanti. Nonostante questa evidente povertà alla fine della Messa ci hanno regalato diverse galline. Anche se per noi può sembrare banale, per loro non lo è affatto. Questo avvenimento mi ha fatto capire molte cose tra cui il fatto che noi oramai abbiamo perso quasi del tutto i rapporti reali tra persone. Mi ritengo fortunato ad aver fatto questa esperienza, perché nel nostro mondo stiamo smarrendo i sentimenti e questo viaggio mi ha fatto capire molto e sicuramente, con il passare del tempo, mi renderò ancora di più conto di quanto sia stato importante questa esperienza.

Giuseppe Visconti

Eccomi dopo 3 giorni dal mio rientro a dover mettere nero su bianco ciò che ho vissuto, capito e soprattutto provato nei venti giorni della mia permanenza nella parrocchia di Cotiakou. Ebbene, la prima cosa che mi viene in mente di dover sottolineare è la capacità di accoglienza di don Angelo e don Leonardo, i sacerdoti che si occupano della missione laggiù; sin dal primo momento che siamo entrati in casa ricordo solo momenti di gioia ed apprendimento vissuti assieme.
Stessa capacità di accoglienza è tenuta dalla popolazione del villaggio, e di quelli limitrofi, i quali pur di ringraziarti per quell’ora passata assieme (o per la catechesi o per la Messa) si privano di un potenziale pranzo/ merce scambiabile quali galline o uova. Bello è stato anche vedere che esiste una Chiesa “non convenzionale”, diversa insomma da quella cui siamo abituati. Abbiamo visto una Chiesa che rende possibile l’istruzione e l’entrata diretta nel mondo del lavoro; nonché una Chiesa davvero vicina alle persone, quale quella che si occupa dell’ospedale di Tanguieta e le suore della scuola per sordomuti di Peporiyakou.
Da questa esperienza ho potuto capire bene una cosa: ho compreso il significato della frase “l’essenziale è invisibile agli occhi”, perché è proprio vero che  nella nostra società si è persa l’abitudine di stringere bei rapporti fra persone, che è una delle prime cose che è avvenuta lì a Cotiakou. Riconosco che se non avessi stretto molti rapporti, se non fossi sceso al pozzo o se non avessi cercato di comportarmi come loro in mezzo a loro, ora, qui non saprei cosa scrivere, non avrei argomenti da trattare, perché non li avrei vissuti… Ed invece, proprio vivere questo “essenziale”, mi ha riempito il cuore di gioia e la mente di tanti bei ricordi!

Nicola Cota

Testimonianza a Serracapriola

Questa sera don Nico e i ragazzi che recentemente sono stati nella missione di Cotiakou sono stati invitati dagli amici dell’oratorio ANSPI don Tonino Bello di Serracapriola per raccontare la loro esperienza. Un grazie sincero ai nostri amici per averci invitato, per l’attenzione con cui hanno ascoltato e per l’accoglienza che ci hanno riservato.

Le galline di Kayarika

La comunità cristiana di Kayarika

Ogni viaggio nella nostra missione in Benin ha una sua storia, è sempre una novità, non è mai qualcosa di già vissuto soprattutto quando accompagni quattro ragazzi che per la prima volta vivono questa esperienza. Il 26 dicembre, insieme a d. Angelo, siamo andati per celebrare la Messa a Kayarika, il villaggio più lontano della missione. Non ho idea di quanti chilometri ci siano tra Cotiakou e Kayarika, so che abbiamo impiegato più di un’ora di strada sterrata con tratti estremamente accidentati al punto da costringerci ad avanzare a passo d’uomo. A Kayarika non c’è corrente elettrica, non c’è rete cellulare… Solo capanne, animali e persone. Pochissimi sanno il francese. La comunità cristiana è vivace, entusiasta. Non sanno ancora bene le risposte della Messa ma la loro giovane fede danza, canta e fa parlare il tamburo. Impossibile non lasciarsi coinvolgere. Terminata la Messa e le danze ci siamo avviati verso la macchina per far ritorno a Cotiakou ma prima dei saluti qualcuno, a nome di tutto il villaggio, ci ha regalato due galline. I ragazzi sono rimasti sorpresi da questo gesto e sia durante il viaggio di ritorno, sia in alcuni momenti di verifica del nostro viaggio, sono ritornati su questo episodio che evidentemente li ha un po’ spiazzati e meravigliati. Ma come: loro fanno fatica a vivere e regalano a noi ben due galline? Don Angelo ha spiegato che per loro è importante l’accoglienza, l’ospitalità, la condivisione… I ragazzi continuavano ad essere increduli e meravigliati. Io, da parte mia, pensavo ai porti chiusi, alle nostre nazioni opulente barricate nei propri confini fatti di egoismo, di prima io e poi tu… Pensavo alla storia passata e recente, allo schiavismo, al colonialismo, allo sfruttamento delle ricchezze del continente africano e mi dicevo: “Cosa penserebbero di noi gli abitanti di Kayarika se sapessero che non solo li rifiutiamo ma che continuiamo a sfruttarli e impoverirli?” Guardavo quelle due galline e sentivo tanta amarezza nel cuore, guardavo i miei ragazzi, sorpresi da quella generosità, e continuavo a sperare in un mondo migliore.

L’Epicentro in una tesi

Succede anche questo! La nostra cara amica Maristella Tommaso, segretaria regionale di Missio Giovani Puglia, al termine di un corso di perfezionamento post laurea in Progettazione, Gestione e Coordinamento dell’Oratorio, ha discusso una tesi dal titolo “Pastorale Giovanile e Oratorio: problemi e prospettive” nella quale c’è uno spazio dedicato all’Epicentro Giovanile. Grazie Maristella per l’attenzione e l’amore che hai nei confronti della nostra realtà. Aver parlato di noi nella tua tesi ci riempie di gioia!
Per leggere la tesi di Maristella clicca QUI

Ultima festa della Concetta?

Ieri sera, come da tradizione, dopo la celebrazione della S. Messa c’è stata la Festa della Concetta con gli stand allestiti dalle diverse realtà presenti nel complesso dell’ex Istituto Salesiano e il classico falò. Già il falò… Forse è stato l’ultimo. Ci vuole tanta fatica, ogni anno bisogna difendersi dai tentativi di chi, per dispetto o non si sa bene per cosa, vuole incendiarlo prima del tempo e poi si è aggiunta la burocrazia. Il colpo di grazia. Certo la sicurezza è importante, bisogna rispettare le norme, controllare ciò che viene bruciato però forse si sta passando all’eccesso opposto. Il falò è una tradizione antichissima legata a feste religiose e, prima ancora pagane, diffusa non solo in Italia. Che io ricordi non c’è mai stato alcun incidente serio. Imbrigliare queste tradizioni in norme così restrittive vuol dire una cosa sola: la loro scomparsa. Mi fermo qui, non sta a me dire quale potrebbe essere un’eventuale soluzione. So solo che, se non cambierà nulla, questa sarà stata l’ultima “Concetta” ai salesiani.