Archivio di don Nico

Servire i giovani

Oggi, 24 anni fa, ci lasciava don Tonino Bello vescovo di Molfetta. Voglio ricordarlo con questa sua straordinaria e profonda riflessione sul servizio ai giovani.

Noi ci affanniamo, sì, ad organizzare convegni per i giovani, facciamo la vivisezione dei loro problemi su interminabili tavole rotonde, li frastorniamo con l’abbaglio del meeting, li mettiamo anche al centro dei programmi pastorali, ma poi resta il sospetto che, sia pure a fin di bene, più che servirli, ci si voglia servire di loro.

Perché, diciamocelo con franchezza, i giovani rappresentano sempre un buon investimento. Perché sono la misura della nostra capacità di aggregazione e il fiore all’occhiello del nostro ascendente sociale. Perché, se sul piano economico il loro favore rende in termini di denaro, sul piano religioso il loro consenso paga in termini di immagine. Perché, comunque, è sempre redditizia la politica di accompagnarsi con chi, pur senza soldi in tasca, dispone di infinite risorse spendibili sui mercati generali della vita.

Servire i giovani, invece, è tutt’altra cosa.

Significa considerarli poveri con cui giocare in perdita, non potenziali ricchi da blandire furbescamente in anticipo.

Significa ascoltarli. Deporre i panneggi del nostro insopportabile paternalismo. Cingersi l’asciugatoio della discrezione per andare all’essenziale. Far tintinnare nel catino le lacrime della condivisione, e non quelle del disappunto per le nostre sicurezze predicatorie messe in crisi. Asciugare i loro piedi, non come fossero la pròtesi dei nostri, ma accettando con fiducia che percorrano altri sentieri, imprevedibili, e comunque non tracciati da noi.

Significa far credito sul futuro, senza garanzie e senza avvalli. Scommettere sull’inedito di un Dio che non invecchia. Rinunciare alla pretesa di contenerne la fantasia. Camminare in novità di vita verso quei cieli nuovi e quelle terre nuove a cui si sono sempre diretti i piedi di Giovanni, l’apostolo dagli occhi di aquila, che è morto ultracentenario senza essersi stancato di credere nell’amore.

Servire i giovani significa entrare con essi nell’orto degli ulivi, senza addormentarsi sulla loro solitudine, ma ascoltandone il respiro faticoso e sorvegliandone il sudore di sangue.

Significa seguire, sia pur da lontano, la loro via crucis e intuire, come il Cireneo ha fatto con Gesù, che anche quella dei giovani, abbracciata insieme, è una croce che salva. Significa, soprattutto, essere certi che dopo i giorni dell’amarezza c’è un’alba di resurrezione pure per loro.

E c’è anche una pentecoste. La quale farà un rogo di tutte le scorie di peccato che invecchiano il mondo. E attraverserà la schiena della terra adolescente con un brivido di speranza.

Saremo capaci di essere una Chiesa così serva dei giovani, da investire tutto sulla fragilità dei sogni?

don Tonino Bello

Parole che rassicurano…

Il nuovo vescovo di San Severo Mons. Giovanni Checchinato, in un’intervista rilasciata al giornale diocesano “Oltre la Porta”, ha parlato dell’Epicentro. Le sue parole, che riporto di seguito, sono state motivo di grande gioia e di incoraggiamento per tutti noi. Domenica prossima 23 aprile in nove saremo presenti all’ordinazione episcopale di don Gianni in attesa di essere più numerosi il prossimo 6 maggio giorno del suo ingresso nella nostra diocesi.

“Un’altra cosa che mi rassicura è vedere che la Diocesi di San Severo si può “permettere” di avere un sacerdote che non sta in parrocchia, ma sta vicino ai giovani, don Nico d’Amicis. Quella dell’Epicentro Giovanile è un’esperienza singolare che ho conosciuto brevissimamente, ma mi è apparsa molto interessante”.

Secondo Meeting di Missio Giovani Puglia

Domenica 5 a Lucera presso il Centro Comunità “Giovanni Paolo II” si è tenuto il secondo Meeting Regionale di Missio Giovani Puglia e noi dell’Epicentro eravamo in 21. Con noi c’erano anche Alex Zappalà e Giovanni Rocca nuovo segretario nazionale di Missio Giovani. Ancora una volta don Giuseppe Venneri ha guidato la nostra riflessione su Maria Maddalena. La Messa, presieduta dal nuovo vescovo di Lucera Mons. Giuseppe Giuliano, è stata animata in modo straordinario dal coro della parrocchia di S. Matteo Apostolo al Carmine il cui parroco, d. Vincenzo Onorato, è anche direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano. Poi, come al solito, dopo il pranzo i lavori di gruppo e la condivisione conclusiva. Inutile dire che i nostri ragazzi sono stati protagonisti soprattutto nel portare allegria. Il video parla chiaro!

Comunicato congiunto Caritas Epicentro

I colpi di arma da fuoco esplosi questa notte contro i mezzi del Reparto Prevenzione Crimine della Polizia, impegnati in questi giorni nel presidio del nostro territorio, rappresentano un fatto gravissimo e una sfida lanciata dalla criminalità locale alla città intera. Il clima di violenza creatosi ultimamente nella nostra città non sembra arrestarsi nonostante l’impegno che Istituzioni, Forze dell’Ordine e cittadini profondono generosamente in queste ore per porre un argine ad una così assurda violenza.

La Caritas diocesana di San Severo e l’Epicentro Giovanile esprimono sincera solidarietà alle Forze dell’Ordine presenti in città. Dopo il momento di preghiera e riflessione svoltosi lunedì scorso nella Parrocchia Sacra Famiglia di San Severo, con la testimonianza di alcune vittime dei fenomeni criminali accaduti nei giorni scorsi, mentre esprimiamo preoccupazione e sgomento per l’accaduto, ribadiamo la nostra volontà a collaborare con ogni mezzo e iniziativa che possa garantire serenità all’intera comunità cittadina. Intanto continuiamo nel nostro impegno quotidiano negli ambiti che ci sono propri: quello del venire incontro alle necessità di tutti i bisognosi e quello dell’educazione e della formazione dei giovani che restano sempre e comunque la nostra speranza.

Inoltre, invitiamo rappresentanti delle forze politiche, associazioni, movimenti e cittadini tutti a non fomentare un clima di divisione e a non creare contrapposizioni inutili e sterili. Soltanto se uniti possiamo lanciare un messaggio di speranza e vincere questa sfida alla criminalità e ad ogni forma di violenza che sembrano imperare tra le nostre case.

Lo sgombero del Gran Ghetto, realtà vergognosa che era presente nel territorio del Comune di San Severo, effettuato nei giorni scorsi e che ha comportato l’accoglienza temporanea di un centinaio di migranti presso strutture della città, è un evento che non va assolutamente connesso con gli ultimi fatti criminosi che hanno visto protagonisti nostri concittadini.

don Nico d’Amicis
don Andrea Pupilla

Ancora sul Benin

Questa sera Rino e Fabio hanno raccontato la propria esperienza nella missione di Cotiakou durante un incontro con i giovani della Parrocchia della Divina Provvidenza. Un grazie sincero al parroco don Salvatore Ricci che ci ha dato questa opportunità.

Un ritiro un po’ strano

Oggi, come ogni mese, abbiamo vissuto l’esperienza del ritiro spirituale ma questa volta ci sono state alcune novità. Anzitutto non siamo andati fuori ma siamo rimasti all’Epicentro e poi, dopo le Lodi, la riflessione non è stata tenuta da d. Nico bensì da Mauro, Rino e Fabio. Dopo aver ascoltato il racconto della creazione tratto dal libro della Genesi, abbiamo visto un video sullo smaltimento dei rifiuti elettonici e particolarmente inquinanti in Ghana. In seguito Rino e Fabio ci hanno parlato rispettivamente del “grido” che viene dalla terra e della “cultura dello scarto”. Terminato questo momento siamo passati alla pratica dandoci da fare per pulire la nostra casa che ci accoglie ogni giorno, soprattutto gli spazi esterni. Al termine dei lavori abbiamo partecipato alla Messa seguita dal pranzo a sacco e da un momento di confronto nel pomeriggio. Un ritiro sprituale – pratico, un po’ strano ma che ci ha entusiasmato.

Venti anni fa il primo viaggio in Benin

Esattamente vent’anni fa insieme a d. Francesco De Vita e a Mimì Augelli accompagnavo d. Amedeo Cristino in Benin per dare inizio alla cooperazione missionaria tra la nostra Diocesi e quella di Natitingou in Benin. Padre Gianni Capaccioni, che avrebbe affiancato d. Amedeo, era già lì. L’arrivo e l’accoglienza ricevuta a Wansokou cambiarono la mia vita con riflessi importanti e significativi sulla vita dell’Epicentro. Questo video, di qualità non eccelsa, è la testimonianza di quei primi, indimenticabili momenti.

Esempi da seguire!

Il racconto dell’attaccante del Chievo Riccardo Meggiorini: «Mi imbarazza tutta questa attenzione, sono un ragazzo normale, come tanti colleghi. La domenica vado a messa»

Sorgente: Corriere della Sera

Lettere a sorpresa

scan_20160909_103805Ieri sera Francesca mi consegna una lettera che, con il suo consenso, riporto qui. I giovani sono sempre una spiazzante sorpresa!
Caro Nico,
volevo ringraziarti per avermi invitata a venire all’Epicentro dove ho trovato persone uniche le quali ci sono sempre, sono sempre lì ad affiancarti. Nico tu per noi non sei un semplice prete, ma sei molto di più, sei un papà che ci protegge e che ci insegna a vivere, sei un confidente e soprattutto un amico.  Non credevo di trovarmi così bene e invece mi trovo più che bene, non posso fare a meno di venire all’Epicentro. Fai il duro a volte invece sei una persona molto dolce. Tutte le esperienze che sto facendo al centro mi stanno aiutando. Sono tornata dal campo scuola libera e felice! Aver parlato con tutti mi ha aiutato un sacco: non credevo di riuscire a parlare e non credevo di avere intorno a me gente con i miei stessi problemi. Il periodo dell’adolescenza per noi è così complicato… Se non ci fosse l’Epicentro ora chissà cosa starei facendo! È un punto di riferimento per noi ragazzi e per questo dobbiamo ringraziare solo te! L’Epicentro se è così ricco di ragazzi è solo grazie a te che sei una persona fantastica e che in quel posto ci fai sentire a casa.
Credo di parlare a nome di tutti in questo momento e vorrei dirti che non ti lasceremo mai e ti seguiremo sempre, in ogni scelta che farai ti sosterremo e ti daremo una mano proprio come tu hai fatto con noi.
Ti voglio bene Don!

Francesca la fantasticadsc_3196

Il cosiddetto campo scuola

DSC_3181Si è appena concluso il nostro 22° campo scuola che, come sempre, per me e i ragazzi, ha rappresentato un’esperienza straordinaria di vita comune, di crescita umana e spirituale. Non siamo certamente i soli a vivere questo tipo di esperienza estiva: tante parrocchie organizzano uno o anche più campi scuola ma ricordo che qualche tempo fa qualcuno mi disse con tono sarcastico: “Voi che fate i cosiddetti campi scuola”… L’intento era quello di sminuire questa attività considerandola non un momento formativo ed educativo per i giovani ma una semplice vacanza o poco più. Che dire? Evidentemente la persona di cui sto parlando non ha molto a che fare con i giovani e la loro formazione. Non è mia intenzione, in questo articolo, parlare del valore del campo scuola. Preferisco, come amo fare sempre, partire dall’esperienza. Anzitutto molti ragazzi e ragazze, per partecipare al campo, rinunciano a una parte delle loro vacanze insieme alle rispettive famiglie cosa alquanto strana tenendo presente che, almeno con noi, dovranno rimboccarsi le maniche anche per cucinare, lavare i piatti, pulire la casa e partecipare ai vari momenti formativi. Altro che vacanza! Certo non mancano i momenti ricreativi ma le vacanze sono un’altra cosa.

Michele e Silvio sono due giovani di 28 e 29 anni, tutti e due lavorano. Michele si preso una settimana di ferie per venire al campo scuola e il suo compito principale, oltre a quello di educatore, è quello di cucinare per i ragazzi. Silvio ha rinunciato ad andare alla GMG di Cracovia per essere presente al campo come educatore. Quando gli ho chiesto come mai avesse rinunciato alla GMG mi ha risposto: “Viene prima la famiglia, poi il resto”. Sono rimasto senza parole.

Detto questo credo non ci sia molto altro da aggiungere per spiegare cos’è per noi il “cosiddetto” campo scuola.