Archivio di Dicembre 2020

Il giudice Rosario Livatino sarà beato!

La stele del giudice Rosario Livatino

La tomba del Servo di Dio Rosario Angelo Livatino

Sarà beato il Servo di Dio Rosario Angelo Livatino, il magistrato ucciso “in odio alla fede”, il 21 settembre 1990. Il Papa ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto che ne riconosce il martirio. Per due anni siamo stati in Sicilia seguendo le orme delle vittime innocenti della mafia e, ovviamente, abbiamo visitato i luoghi e la tomba del Servo di Dio. Questa notizia ci riempie di gioia!

Vivere in tempo di pandemia 16

Ormai è quasi un anno che siamo sommersi da notizie che parlano di Covid. La situazione è molto grave, in diversi paesi i contagi continuano ad aumentare.
Come me anche altre persone si sono trovate a cambiare vita e le proprie abitudini. Da una settimana all’altra ci siamo ritrovati così, costretti a rimanere a casa, a non andare a scuola o al lavoro, a studiare attraverso un computer e a non vedere i nostri amici e parenti. Nessuno mai si sarebbe aspettato una cosa del genere… Mai mi sarei aspettata di trascorrere gli anni più belli della mia adolescenza dietro ad un computer per ore e non vedere più i miei compagni di classe. Devo essere sincera: questa situazione è diventata molto pesante per me; mi manca condividere ansie, paure e divertimento con i miei compagni, ma soprattutto mi manca avere un contatto con loro.
Al di là della scuola, non possiamo avere contatti con amici e parenti, tutto questo è triste soprattutto ora che si avvicinano le feste natalizie. È strano dover trascorrere il Natale senza il cenone con tutti i parenti, le giocate a carte e le nottate in saletta con gli amici… Insomma mi manca la normalità, spero che presto  tutto questo passi e possiamo ritornare alla nostra vita quotidiana.

Rita Carafa

Vivere in tempo di pandemia 15

Da quasi un anno siamo sommersi dalle notizie riguardanti la pandemia che stiamo vivendo. Tutto questo mi sembra assurdo , surreale , non avrei mai pensato che da un momento all’altro la mia vita , come quella di tutto il mondo , potesse essere stravolta in questo modo.
Devo essere sincera: inizialmente, da incosciente , non credevo a questo virus, pensavo fosse un’influenza normale come un semplice raffreddore oppure una febbre. Ma con il passare del tempo, soprattutto con la seconda ondata, persone a me care sono risultate positive ed ora posso dire che ci credo molto e in più ho tanta paura per me e per i miei cari.
Date le restrizioni legate al COVID mi sento molto triste perché, essendo una ragazza super affettuosa, mi manca avere il contatto fisico con le persone, mi manca tutto, mi manca la NORMALITÀ, la stessa che in passato giudicavo e che ora rimpiango. Spero che un giorno, il più vicino possibile, passi tutto e torni quella che è la normalità così da stare insieme senza preoccupazioni.

Ilaria Biccari

Vivere in tempo di pandemia 14

Mi ritengo in genere una persona fortunata. Nessuna vincita alla lotteria o ritrovamenti di tesori per caso ma già il fatto di essere nato nella parte ricca del mondo mi fa vivere con gratitudine ogni giorno. La fortuna questa volta mi ha fatto scampare la prima fase di lock down. Ad inizio febbraio infatti partivo per il Benin dove sarei rimasto fino a fine aprile. Solo dalla TV francese e dalle telefonate di amici e partenti ho provato ad immaginare l’angoscia di quei giorni. Mi sentivo paradossalmente più al sicuro nella savana africana che nella civilissima Italia, da cui arrivavano notizie di rivolte nelle carceri e camion che portavano via bare. Di quello che stesse accadendo ne ho avuto esperienza solo all’aeroporto di Parigi, durante il travagliato viaggio di ritorno. Un aeroporto enorme, di una metropoli occidentale eppure spettralmente vuoto. Avevo guardato un film ed ora ci ero finito dentro. L’autostrada da Roma a San Severo deserta, l’impossibilità di prendere l’agognato caffè italiano mi spiegavano meglio che tornavo in un Paese diverso da quello che avevo lasciato. Quando mi avvicinavo a casa, ho naturalmente chiamato mia madre per rassicurarla che tutto fosse andato bene e per telefono ho sentito mia madre chiedermi preventivamente scusa perché non mi avrebbe abbracciato e non sarebbe venuta a trovarmi durante la mia quarantena casalinga. Ero in un nuovo sistema di relazioni.
Vi è un prima ed un dopo pandemia.
Mi piace anzi pensare che il dopo non sia ancora arrivato. Da questa pandemia mi aspetto tutto il meglio che non vedo ancora. Io non voglio tornare come prima. Mi piacerebbe tornare a fare le cose come avanti ma con uno spirito ed una consapevolezza diversi. Vorrei che davvero capissimo di essere tutti sulla stessa barca. Vorrei che il nostro sguardo occidentale, adesso più basso perché umiliato da un virus, tornasse ad alzarsi a cercare lo sguardo di nazioni sorelle e che in passato abbiamo impoverito per le nostre vane glorie.
Come vivo in tempo di pandemia? Con lo spirito che la Chiesa ci insegna nei tempi forti di Avvento e Quaresima. Con il colore viola che non è lutto ma attesa per la grande novità che sconvolge e salva. Che questo tempo indeterminato mi sia tempo giusto per essere cambiato.
Spero non cambi la voglia di stare insieme e non dietro un monitor. Spero di rivivere gli abbracci che scaldano l’anima ed i baci che sciolgono il cuore. Nel frattempo mi riaccordo con i desideri profondi.

Mauro Camillo

Vivere in tempo di pandemia 13

Vivere in tempo di pandemia. Che parole forti, sono dilanianti. Ho sempre letto questa parola nei libri, di scuola e non, ma pronunciarla con la mia bocca rende tutto diverso, rende tutto più vero. Nella storia molte sono state le pandemie che ci hanno colpito, ma questa fa più male perché la stiamo vivendo in un periodo in cui la tecnologia e le scoperte sono all’apice della loro funzionalità e sapere che nel 2020 non è ancora possibile trovare una cura o un vaccino per questo genere di virus è triste e snervante.
Ricordo i momenti di paura di quando, a marzo, ci avvicinavamo troppo gli uni agli altri. Siamo stati capaci di restare in casa per ben 2 mesi interi, ci siamo fatti forza a vicenda, ci siamo reinventati per passare il tempo, ABBIAMO REINVENTATO il tempo cercando di far finire il più in fretta possibile le 24 ore.
Se ripenso alla fantastica estate che ho passato quest’anno mi piange il cuore perché so che non potrà essere più così da ora in avanti. Il calore degli abbracci, quanto mi manca. Le foto le abbiamo scattate tutti abbracciati, abbiamo condiviso in cinque i lettini dei lidi omologati per una sola persona, abbiamo fatto il bagno e ci siamo asciugati con gli stessi teli, tutto questo perché ci sembrava che l’incubo di marzo fosse finito.
Purtroppo così non è stato. È arrivato settembre, è arrivata la seconda ondata. Ogni giorno il numero di contagi si alzava sempre di più, numero direttamente proporzionale alla paura che ci attanagliava il cuore e la mente.
Ci hanno sballottati a destra e a manca. Coprifuoco si, coprifuoco no, zone gialle, arancioni e rosse, il verde no perché dà troppa sicurezza e di sicurezza adesso non ne abbiamo nemmeno un po’.
Finalmente poi è arrivata una “notiziona”: riaprivano le scuole. Finalmente tornavamo tra i banchi, anche se con la distanza di sicurezza e la mascherina, almeno potevamo rivedere i nostri compagni e i nostri professori.
Ma, ahimè, non è durata a lungo, perché dopo poco si è ripreso con la DAD…anzi con la DDI (che devo ancora capire cos’è).
Fare scuola a casa è difficile da gestire, avendo molti più comfort e distrazioni si fa fatica a seguire e a restare al passo con le spiegazioni, perciò non sto bene e non sono soddisfatta delle mie prestazioni scolastiche; stabilire dei nuovi rapporti e mantenere i vecchi è complicato perché senza contatto fisico la relazione diventa fredda e di conseguenza non si possono più condividere le emozioni e le esperienze che abbiamo sempre avuto la fortuna di fare.
Non piace a nessuno questa situazione, come è ovvio che sia, ma questo è quello che ci aspetta per ancora un bel po’ di tempo, dobbiamo quindi rimboccarci le maniche e lavorare tutti insieme, rispettare le regole e pazientare fino a quando non si troverà un vaccino.
Speriamo, alla fine, di cavarcela.

Camillla Cafora

Vivere in tempo di pandemia 12

I ragazzi hanno insistito perché anch’io scrivessi qualcosa su come sto vivendo questo particolare momento storico. Mi tocca obbedire.
Come mi sento? Avete presente quando c’è qualche insetto che vi vuole pungere e continua a girarvi intorno nonostante i tentativi di scacciarlo via? Ebbene mi sento proprio così: vedo che il virus “mi gira intorno” ma finora, grazie a Dio, non mi ha ancora toccato. Tuttavia sono sereno, continuo a fare quello che si può fare nel rispetto delle normative ma, come tutti, sono un po’ stanco. Non parlo, ovviamente, di stanchezza fisica… Questa situazione ci sta fiaccando l’anima perché ogni giorno è una lotta per non perdere più di quanto abbiamo già perso. A settembre qui al centro avevamo ripreso bene, c’era tanta voglia di ricominciare e invece… Le attività dell’Epicentro sono ridotte al minimo e gli orari di apertura anche. Stiamo cercando di inventarci di tutto (tra cui anche questi interventi sul sito) pur di continuare a restare uniti, per farci forza e incoraggiarci a vicenda. Mi manca il contatto con i ragazzi, mi manca la scuola, quella vera, e per me è come se mancasse l’aria. Mi manca l’Africa. Questo doveva essere l’anno dei due viaggi nella nostra missione di Cotiakou (Pasqua e Natale) e invece niente. Si naviga a vista, non si possono fare programmi e tanti sogni sono stati riposti nel cassetto. Ho più tempo per riflettere e penso tantissimo a chi sta male, a chi ha perso il lavoro, a chi fa fatica a tirare avanti… Sogno il domani, un domani diverso in cui tutti potremo tornare a vivere le nostra vita, la nostra normalità ma con una consapevolezza diversa di ciò che conta davvero nella nostra fragile esistenza. “Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”. (Sal 22) Non so cosa accadrà nei prossimi giorni, non so se il coronavirus mi farà perdere altro… Di certo non mi farà perdere l’amore per i giovani e la voglia di essere loro compagno di viaggio.

d. Nico

Vivere in tempo di pandemia 11

Quante abitudini sono cambiate in questi mesi. Chi avrebbe mai pensato che avremmo dovuto vivere tutto questo! Da marzo, è solo panico, non si sa più cosa bisogna fare e cos’è giusto: adesso chiudiamo, ma a maggio riapriamo; ci siamo goduti l’estate ma adesso di nuovo bloccati… Dovremo vivere così e la domanda che mi assale ogni giorno è per quanto tempo ancora? Abbiamo gridato dai balconi “Andrà tutto bene!” ma alla fine, davvero sta andando bene qualcosa? Non so voi ma spesso mi capita di non ricordare più i lineamenti del viso delle persone a me care, il profumo di mia nonna o di com’era la sensazione del freddo che, in questi mesi, ci avrebbe tagliato il viso.
Siamo giovani ed ora più che mai abbiamo voglia di abbracciarci, ballare, cantare, amarci, finire di mettere la spunta verde a “Tutte le cose da fare prima di diventare grande”… in altre parole, abbiamo voglia di vivere. Nessuno ha il coraggio di ammetterlo però il virus ci fa paura. Paura che attacchi noi stessi e le persone a cui teniamo, paura perché ci ha portato vie le nostre giornate di sole da passare in compagnia e all’aperto; paura perché ci ha sottratto la nostra NORMALITÀ.
Normalità… Sembra un miraggio. Mi manca da morire!
Mi manca abbracciare e ricevere abbracci.
Mi manca vedere il viso di qualcuno mentre ci parlo.
Mi manca uscire con il gruppo senza tornare alle 20:45.
Mi manca apparecchiare la tavola per 20 persone per le domeniche in famiglia.
Vorrei tornare a quando tornavo a casa e non dovevo disinfettare tutto.
Vorrei non vivere con il costante pensiero che io possa contagiare o possa essere contagiata.
Voglio tornare nella nostra tanto odiata, ma a volte anche amata, scuola. Sono stanca delle video lezioni. Vorrei tornare a quando ci entravo e sentivo l’odore dei cornetti, del caffè, dei primi panini già sulla piastra. Vorrei sentire la campanella di fine lezione. Vorrei vedere i miei compagni vestiti e non con il pigiama; vorrei sentire le loro voci e non quelle robotiche. Vorrei alleviargli l’ansia da pre-interrogazione e tornare a rincorrerci in palestra. Mi sembra assurdo non fare tutto ciò che, qualche mese fa, era un’abitudine. E allora, se ci penso, capisco quanto io, come tutti, abbia bisogno delle mie abitudini e quando ritorneranno, sono sicura che ci farò caso.  Farò caso a quanto sia fortunata a riaverle e farò caso a quanto io sia felice in quei momenti. Se per riavere la normalità è necessario non stare insieme, indossare la mascherina e rispettare il coprifuoco, sì, io continuerò a farlo e quando finirà tutto questo, tutto sarà più bello ed importante di prima.
Vi abbraccio tutti.

Mary Di Mauro

Vivere in tempo di pandemia 10

Ed eccomi qua, anche io come tanti oggi parlo della mia esperienza con il COVID, anche se ammetto per me parlarne non è affatto facile e ancora mi spaventa. È quasi un anno ormai che le nostre vite sono state stravolte da un virus, una cosa così piccola scientificamente ma che ha colpito il mondo intero. Molte volte ho sperato che tutto quello che ci dicono e tutte le informazioni fossero solo numeri per poter spaventare ancor di più la popolazione, ma davvero non è così, dobbiamo renderci conto di quello che ci circonda e mettere in atto tutto quello che ci viene chiesto per poter ritornare alla normalità. Ovviamente la situazione è difficile per tutti, ma da adolescente posso solo dire che tutto ciò mi sta demoralizzando molto. Sapere che questi anni, che potevo trascorrere tra le mura scolastiche con ansie paure e divertimento da condividere con i miei compagni, siano stati sostituiti da uno schermo fa male. Fa male perché passi le giornate ad ascoltare, prendere appunti, studiare senza il minimo di comprensione e senza il minimo di confronto. Ma al di là della scuola scuola non ci è possibile il contatto tra amici, familiari, con le persone che fanno parte della nostra vita e della nostra quotidianità… Altro motivo per cui non vedo l’ora che tutta questa situazione, per me ancora surreale, finisca. È triste per me ascoltare mia sorella piangere perché il papà non le dà un bacio per paura di qualsiasi tipo di contatto, tutto questo per colpa di un maledettissimo virus. Nonostante tutti i problemi causati, riusciremo a superare tutto e quando accadrà dovremo solo VIVERE e recuperare tutto ciò che ci è stato tolto.

Maria De Nisi

Vivere in tempo di pandemia 9

Mi chiamo Michele ed ho iniziato a frequentare l’Epicentro circa 2 anni fa. Il mio interesse nei confronti di questo posto è iniziato già da tempo prima, vedendo le amicizie create all’interno tramite i social e soprattutto grazie alle loro esperienze raccontate da Nico, che era il mio prof di Religione. Sono un tipo timido e quindi sono stato titubante per molto tempo, fin quando 2 amici, Leo e Kekko, mi ci hanno portato facendomi conoscere il resto del gruppo. Dopo quel giorno è venuto tutto da sé. Ho conosciuto persone bellissime ed un gruppo solido che mi è stato vicino in un momento duro per me… Duro perché i miei genitori erano lontani e nella mia testa, il primo e l’ultimo pensiero che rimbombava nel corso della giornata era quello del trasferimento. Per questo motivo la mia esperienza all’Epicentro non è durata molto: dal settembre 2019, infatti, vivo nella parte opposta della nazione, a Bergamo. Nonostante questo però sono sempre in contatto con loro. Tutto ciò mi ha sorpreso perché non avrei mai immaginato che l’amicizia tra me e questi ragazzi continuasse nonostante gli 800 km di distanza che ci separano. Questo mi ha fatto comprendere i valori dell’amicizia.
Qui a Bergamo la situazione della pandemia è stata davvero dura e spaventosa anche perché, vivendo nel luogo più colpito e trovandoti da un giorno all’altro in casa per 3 mesi senza poter uscire neanche dal portone del condominio, non è una cosa da tutti i giorni. Per fortuna quell’ondata è passata, ma purtroppo ci risiamo: ancora a casa, ancora davanti a uno schermo per le lezioni scolastiche, senza poter vedere i miei compagni di classe nell’ultimo anno tra i banchi, privati di tante altre cose nel pieno della nostra gioventù.
Nonostante questo momento difficile sono convinto che tutto passerà e tornerò a riabbracciare i miei amici, sia del paese in cui vivo sia di quello che porto nel cuore.

Michele Ciocio

Vivere in tempo di pandemia 8

Questo virus ci ha portato via molte cose, tra le più importanti le persone. Vivere in questa situazione è davvero molto brutto e stressante, penso a tutte quelle persone che stanno soffrendo, anche alle persone ingenue che pensano che questo virus non esiste… Vi sbagliate! Non possiamo divertirci, abbracciare i nostri compagni o i nostri parenti, tutti abbiamo bisogno di un abbraccio che ora non c’è. Stiamo vivendo un periodo a mio parere surreale: fare lezione da casa, stare attenti a ciò che tocchiamo. Vorrei tanto che questo periodo fosse già solo un brutto ricordo. Ho festeggiato il mio diciottesimo anno in questo tempo di pandemia forse l’unico compleanno che ricorderò per averlo vissuto in un momento così triste. L’unica speranza è non arrendersi mai ma lottare. Credo che il Natale di quest’anno sarà in assoluto il più diverso e strano dagli anni precedenti, ma supereremo tutto questo con molte difficoltà ma con la forza di andare avanti.

Liliana Franco