Archivio di Agosto 2020

Istantanee della festa dell’Assunta e del nuovo Igname a Cotiakou

Con grande emozione e gioia condivido questo scritto di d. Amedeo Cristino missionario a Cotiakou. Non aggiungo commenti a queste parole che fanno tanto riflettere…

Istantanea n° 1. L’istantanea è di tre giorni fa. È sera. La pioggia cade inesorabile, impietosa su un gruppo di una decina di donne bagnate fino alle ossa. Povere stelle cercano con i loro pagne di proteggere il fuoco sotto i pentoloni che covano al loro interno la bevanda tradizionale: il ciukutu. A vederle battere i denti tra volate di fumo e spruzzi di pioggia diventa chiaro che i poveri le feste le strappano alla vita coi denti, le conquistano a colpi di ostinata voglia di vivere. Già, i poveri le loro feste devono sudarsele per questo le consumano fino all’ultimo boccone, fino all’ultima goccia di ciukutu: bevono come se non ci fosse un domani e danzano fino a cadere stremati per gridare con tutto il loro corpo la loro protesta di vita e perché il dolore dei muscoli gli ricordi domani che sono riusciti a rubare alla vita ancora un giorno in cui tutti erano re e regine e i loro figli, vestiti con gli abiti belli, tutti principi e principesse. Le feste dei poveri qui non durano mai un giorno soltanto. Sono un lungo giorno che dura tre giorni perché c’è la festa ma c’è anche la promessa di festa nei tre giorni che occorrono per prepararla. Festa è nello scoppiettio del fuoco sotto le pentole, nei canti delle donne che portano la tanta acqua necessaria alla cucina. Sono festa le loro confidenze intorno al fuoco la sera, anche se sono stanche perché è bello ritrovarsi lontano dai maschi e raccontarsi. È festa il profumo che si leva dalle pentole e che attraversa il villaggio portato dal vento facendo impazzire i cani. C’è festa al fiumiciattolo che le piogge hanno creato perché è lì che i giovani si ritrovano per lavare il vestito bello da indossare il 15 agosto.

Istantanea n° 2. La chiesa con tutte le porte spalancate, gremita come non mai con panche fuori per accogliere i tanti arrivati da Dotokou, Kayarika, Kourikadorì, Yangou, Yantassou, Parabou, Tora, Nowerere, Bounta, Koronkore. Tutte le comunità si sono tassate per la festa: 5.000 franchi, 5 polli, qualche Igname e il miglio germinato per fare la birra locale. A Cotiakou i giovani hanno versato ognuno 500 franchi, le donne 1.500 franchi, mentre gli uomini 2.000 a testa. Il gruzzolo ricavato ha permesso l’acquisto di 4 maiali, di 100 kg di riso con i condimenti, di un po’ di pesce e del formaggio peul destinati a chi non mangia la carne. Dovremmo chiedere a Roberto Giacobbo di indagare su questa capacità paranormale che i poveri hanno di far bastare sempre il cibo anche quando la gente presente alla festa è almeno il doppio di quella che ti aspettavi. Ce n’è sempre per tutti, anche per lo straniero di passaggio, per il camionista con il mezzo in panne davanti alla nostra chiesa, per i due gendarmi che in fondo alla strada controllano il traffico. Mentre le feste dei vip si fanno vanto di essere very esclusive, a quelle dei poveri sono ammessi tutti, senza biglietto d’invito, senza parola d’ordine. Qui oggi hanno mangiato dallo stesso piatto il presidente della CENA, terza carica dello stato, il fabbro di Parabou e un anziano con un sorriso bellissimo di Nowerere. I poveri sono all inclusive.

Istantanea n° 3. La lunga fila gioiosa di gente che si avvicina all’altare per ricevere un pezzettino di Igname bollito, il primo dopo tanto ma tanto tempo. Erano proprio numerosi, una marea di bambini a cui brillavano gli occhi quando ricevevano la loro misera porzione. La corale continuava a cantare e la gente continuava ad avanzare verso l’altare. Pensavo: “Non può essere sufficiente per tutta questa gente”. Ad un certo punto, mi sono accorto che tanti non avevano consumato subito il loro frammento di Igname e, quando è stato chiaro che non bastava per tutti, hanno cominciato a dividere il loro igname con quelli che ancora non si erano messi in fila per riceverlo. Alla fine grazie a questa con-divisione, l’igname nella bacinella si è moltiplicato ed è bastato fino ad avanzare. Le feste dei poveri sono piene di miracoli.

Istantanea n° 4. Solange che piange, mentre ballando porta il regalo di saluto a don Francis che parte per andare a servire le comunità di Kouarfa. Mi ha commosso questo suo avanzare danzando e piangendo, piangendo e cantando. Quando ho chiesto a Thérèse, la madre di Solange, come possono abitare insieme la danza e il pianto mi ha detto “Se dovessimo riservare la danza solo alla gioia allora danzeremmo veramente poco nella vita …”

d. Amedeo Cristino

Sicilia: un viaggio tra fede, cultura, arte e memoria (seconda edizione)

Nella sede del “Centro studi Paolo e Rita Borsellino”

Si è conclusa questa sera la seconda edizione del viaggio in Sicilia tra fede, cultura, arte e memoria. Come lo scorso anno si è trattato di un’esperienza straordinaria che i ragazzi partecipanti hanno apprezzato tantissimo. Rispetto allo scorso anno il viaggio è durato qualche giorno in più, abbiamo iniziato da Palermo e concluso a Catania (lo scorso anno è stato il contrario) e abbiamo aggiunto una tappa a Trapani ed un’altra a Mazara del Vallo. Oltre a visitare, come lo scorso anno, i luoghi simbolo della lotta alla mafia e delle sue vittime, quest’anno abbiamo incontrato Francesca Grasta del “Centro Studi Paolo e Rita Borsellino”, Giovanni Impastato fratello di Peppino, Mons. Pietro Maria Fragnelli vescovo di Trapani, Mons. Domenico Mogavero vescovo di Mazara del Vallo, don Giuseppe Livatino già postulatore della causa di beatificazione del giudice Rosario Livatino, Enzo Gallo cugino di secondo grado del giudice e referente dell’Associazione “Amici del Giudice Rosario Livatino”, il Card. Francesco Montenegro arcivescovo di Agrigento e infine Alex Zappalà già segretario nazionale di Missio Giovani e attuale direttore dell’Ufficio Missionario di Pordenone.
Un grazie enorme a Mauro Camillo e Giovanni Stilla, preziosi collaboratori, che hanno reso possibile la buona riuscita di questo viaggio. Per questa seconda edizione ho chiesto ai ragazzi di scrivere qualcosa sull’esperienza vissuta: credo che le loro parole dicano più di qualsiasi mio commento.

L’albero della pace in Via D’Amelio a Palermo

Ho sempre pensato che il concetto di “Mafia” riguardasse qualcosa di per me inarrivabile. Ho sempre pensato male. L’ho scoperto proprio in questo viaggio in Sicilia, dove ho capito che la mia sete di conoscenza non finirà mai. Ho capito di non sapere niente, ma proprio niente di tantissime cose. Sono stata felicissima di poter apprendere molte più informazioni di quante io ne potessi immaginare. La mafia è purtroppo qualcosa che ci ha sempre coinvolti, in Italia, nel mondo, ma soprattutto nel Mezzogiorno italiano. La sete di potere del “mafioso” è spaventosa se confrontata a tutto ciò che hanno fatto negli ultimi trent’anni. Ma la mafia non è inarrivabile e soprattutto non è invincibile. Passo dopo passo, seppur piccoli passi, si può sconfiggere ed uscirne anche vittoriosi. Questo viaggio è stato per me di fondamentale importanza in un percorso di crescita personale e culturale. Non lo dimenticherò mai. (Camilla Cafora)

La casa museo del Beato Pino Puglisi

Prima di arrivare in Sicilia e intraprendere questo viaggio sulla memoria delle vittime di mafia non immaginavo a cosa andavo incontro. Prima di  questo viaggio conoscevo solo i nomi ma non le storie degli uomini che hanno dato la loro vita per non lasciarci in un mondo di schiavitù caratterizzato dalla presenza della mafia. È stata un’esperienza bellissima in cui sono cresciuto insieme agli altri compagni di viaggio, un’esperienza che non dimenticherò mai e che racconterò alle persone che non hanno vissuto in quel periodo o non hanno avuto modo di vedere e ascoltare delle testimonianze. Oltre a definirlo un viaggio di memoria lo voglio ricordare come un viaggio culturale perché la Sicilia è piena opere e culture di varie popolazioni che mescolandosi hanno formato la Sicilia. (Andrea Romano)

Con il Card. Francesco Montenegro arcivescovo di Agrigento

Prima di questo viaggio non avevo mai sentito parlare di tutte queste persone e dopo questo viaggio ho capito molte cose come per esempio aver sentito le storie di Falcone e Borsellino. Il momento che mi è piaciuto di più e stato quando siamo andati dal cardinale Montenegro. In questo viaggio ho capito molte cose, mi sono divertito molto e legato di più con i ragazzi che hanno vissuto con me questa esperienza. Un’esperienza bellissima è che non dimenticherò mai. (Marco Regina)

Con Mons. Domenico Mogavero vescovo di Mazara del Vallo

Il viaggio che abbiamo fatto in Sicilia mi ha aperto un mondo dal punto di vista culturale. Durante il percorso abbiamo incontrato moltissimi eroi e testimoni vittime di mafia che mi hanno fatto capire quanto queste persone hanno dedicato la loro vita al prossimo senza paura o timore di ciò che poteva succedergli. Per sconfiggere la mafia bisogna ricordare e soprattutto fare piccole cose perché insieme ce la faremo. (Francesco Tricarico)

Con Mons. Pietro Maria Fragnelli vescovo di Trapani

Questo viaggio mi ha aperto completamente gli occhi su una realtà che purtroppo, da anni, soprattutto al sud, è sempre stata presente: la mafia. Ero partita già con un’idea, già sapevo cos’era anche perché ne avevo sempre sentito parlare fin dalla mia infanzia: Paolo Borsellino, Giuseppe Di Matteo, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Don Pino Puglisi , Peppino Impastato e tanti altri, troppi… Ne avevo sentito parlare in TV, a scuola , in famiglia, tra amici ma mai da un loro famigliare, da un loro amico o conoscente.
Parlare con queste persone mi ha reso “partecipe” di una realtà brutta e triste, soprattutto il modo in cui raccontavano la loro storia , con gli occhi tristi, ma allo stesso tempo felici e pieni di speranza perché certi che con le loro testimonianze e lasciando acceso il ricordo qualcosa può cambiare. Mi piacerebbe rifare un’esperienza del genere perché culturalmente ti fa capire, ma soprattutto ti insegna tante cose. (Claudia D’Ambrosio)

Con Giovanni Impastato fratello di Peppino

Questo viaggio mi è piaciuto tantissimo, forse è stato il viaggio più bello che ho fatto all’Epicentro. È stato bello il percorso che abbiamo fatto sulle vittime di mafia e ciò che mi hanno colpito di più è aver ascoltato testimonianze dal vivo cosa che è cosa ben diversa da come vengono raccontati i fatti, per esempio, a scuola. Poi ho capito tante cose che prima non avrei neanche pensato: la cosa più importante che ho imparato in questo viaggio è la parola coraggio, perché queste persone vittime della mafia non erano supereroi ma erano tutte coraggiose nel fare quotidianamente il proprio lavoro e il proprio dovere cosa che possiamo fare anche noi. È stato tutto bello perché siamo stati un gruppo molto affiatato, come una famiglia. Concludo questo discorso dicendo grazie a d. Niko che mi ha dato la possibilità di vivere questa bellissima esperienza. (Leo Manzaro)

La stele del giudice Rosario Livatino