Archivio di Gennaio 2019

Le galline di Kayarika

La comunità cristiana di Kayarika

Ogni viaggio nella nostra missione in Benin ha una sua storia, è sempre una novità, non è mai qualcosa di già vissuto soprattutto quando accompagni quattro ragazzi che per la prima volta vivono questa esperienza. Il 26 dicembre, insieme a d. Angelo, siamo andati per celebrare la Messa a Kayarika, il villaggio più lontano della missione. Non ho idea di quanti chilometri ci siano tra Cotiakou e Kayarika, so che abbiamo impiegato più di un’ora di strada sterrata con tratti estremamente accidentati al punto da costringerci ad avanzare a passo d’uomo. A Kayarika non c’è corrente elettrica, non c’è rete cellulare… Solo capanne, animali e persone. Pochissimi sanno il francese. La comunità cristiana è vivace, entusiasta. Non sanno ancora bene le risposte della Messa ma la loro giovane fede danza, canta e fa parlare il tamburo. Impossibile non lasciarsi coinvolgere. Terminata la Messa e le danze ci siamo avviati verso la macchina per far ritorno a Cotiakou ma prima dei saluti qualcuno, a nome di tutto il villaggio, ci ha regalato due galline. I ragazzi sono rimasti sorpresi da questo gesto e sia durante il viaggio di ritorno, sia in alcuni momenti di verifica del nostro viaggio, sono ritornati su questo episodio che evidentemente li ha un po’ spiazzati e meravigliati. Ma come: loro fanno fatica a vivere e regalano a noi ben due galline? Don Angelo ha spiegato che per loro è importante l’accoglienza, l’ospitalità, la condivisione… I ragazzi continuavano ad essere increduli e meravigliati. Io, da parte mia, pensavo ai porti chiusi, alle nostre nazioni opulente barricate nei propri confini fatti di egoismo, di prima io e poi tu… Pensavo alla storia passata e recente, allo schiavismo, al colonialismo, allo sfruttamento delle ricchezze del continente africano e mi dicevo: “Cosa penserebbero di noi gli abitanti di Kayarika se sapessero che non solo li rifiutiamo ma che continuiamo a sfruttarli e impoverirli?” Guardavo quelle due galline e sentivo tanta amarezza nel cuore, guardavo i miei ragazzi, sorpresi da quella generosità, e continuavo a sperare in un mondo migliore.