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Testimonianza di Alessandro Iantoschi sul viaggio nella Missione di Cotiakou in Benin
Adesso mi trovo dopo 5 giorni con carta e penna nella speranza di riuscire a trovare le parole giuste per descrivere una magnifica esperienza come questa. Appena arrivato sono rimasto completamente stupefatto da tutto ciò che ho visto. La mia mente aveva costruito un’ idea completamente diversa dell’ Africa...
Avevo voglia di conoscere, di vedere, di assaporare tutto per
imparare e sentirmi parte di una cultura così bella. Tutti mi
guardavano, era un po’ strano sentirsi osservati, per la prima volta
eravamo noi gli Stranieri. Poi però porgo io una domanda a loro, sapresti descrivermi cos’è l’amore? Mi rispondono di no o che comunque è molto complesso dargli una definizione… Io gli dico che è praticamente la stessa cosa.. L’ Africa non può essere raccontata, ma solo vissuta. Io in realtà ho visto ben poco essendo stato li solo 19 giorni. Quel poco, mi ha riempito il cuore di gioia, ma anche di dolore e rabbia. Potrei raccontarvi tutto quello che ho fatto, descrivendovi ogni singolo dettaglio, ma sminuirei quello che in così pochi giorni è riuscita a darmi quella bellissima “terra rossa”, quello che i missionari mi hanno insegnato, quel meraviglioso sorriso che i bimbi mi hanno regalato… So solo che ancora non so se essere contento o meno di essere tornato. La mia gioia è anche dovuta all’incontro avvenuto con la vera Chiesa.. È avvenuto senza che me ne accorgessi, in modo molto semplice, ma con un’efficacia mai vista prima. Per concludere voglio comunque narrarvi qualche episodio. La maggior parte del tempo stavamo con dei bambini che rimanevano stupiti da quanto eravamo bianchi… C’era qualcuno che cercava di pulirti pensando stessi sporco di bianco, altri che avevano timore a toccarti e se lo facevano si guardavano le mani temendo diventassero bianche... In particolare due bimbi mi sono rimasti nel cuore... Franc e Romen. Erano sempre insieme e quando uno dei due “travagliava” l’altro era sempre un po’ triste; una sera arrivato il momento di salutarci mi hanno preso per mano, guardato dritto negli occhi e mi hanno detto che ero loro amico. Starete pensando che in fondo sono solo 2 bimbi che non sanno ancora cos’è la vera amicizia, ma quello che mi ha colpito di più è stata la semplicità con la quale mi hanno detto questa cosa… "il legame umano” che da quando sono tornato cerco ininterrottamente, ma non trovo. Spero di tornarci presto per riprendermi quella parte di cuore che mi ha rubato...
Intervento di Luigi Nardella in un incontro durante il campo scuola dell'Epicentro tenutosi a San Nicandro dal 25 al 31 luglio 2011
Questa mattina sono troppi i pensieri che attraversano la mia mente, talmente tanti che difficilmente riesco ad organizzarli. Il primo, il più importante, è che settembre è sempre più vicino e con esso tutti i relativi cambiamenti che, sono sicuro, ci vorrà un po’ di tempo per assimilare ma che sono frutto di una scelta veramente sentita che spero non muterà i miei rapporti con le persone più care. Quest’anno sociale è stato per me il più intenso ed il più vissuto… Ed è a causa di questo che è ancora più difficile pensare al futuro imminente. L’Epicentro per me è stato una vera e propria casa in cui ho stretto le amicizie più importanti e fatto le esperienze più intense della mia vita che hanno contribuito pesantemente alla mia crescita e formazione. Ringrazio Dio con tutto il cuore di avermi presentato l’opportunità di partecipare a questa realtà e con essa di avermi fatto conoscere un “prete autenticamente formato” come dice Ablondi nel suo sondaggio. Un prete un po’ sui generis come direbbero i latini ma con la forza e la tenacia, la pazienza e la perseveranza che solo in lui ho trovato. A pensare a tutte le esperienze fatte grazie a lui, alle tante e tante e tante parole sussurratemi all’orecchio, alla valanga di botte ricevute, mi viene letteralmente la pelle d’oca. I ritiri, il volontariato, la Svizzera, i campi scuola, l’Africa sono tutte esperienze che, guardandomi alle spalle, mi riempiono il cuore di gioia e soprattutto di stima nei suoi confronti e nei confronti di quegli amici con la “A” maiuscola che desidero ringraziare ancora più ardentemente. Forse mi sono dilungato troppo e non ti preoccupare Annalisa, non mi sono dimenticato di te ma, al contrario, sei sempre al centro dei miei pensieri e spero che questa mia scelta rafforzi ancora di più il nostro amore. Concludendo voglio rivolgere a tutti gli altri ragazzi il consiglio di sfruttare tutte le opportunità che il centro vi offre e soprattutto tutte quelle positive che la vita vi offre. Non siate, come ho detto ieri a Michele, “utilizzatori” dell’Epicentro ma protagonisti realmente attivi che spronino gli altri a fare le vostre stesse esperienze e a mettersi in gioco. Vi voglio bene. Luigi Nardella |
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